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	<title>Separazione - Staging Radavelli</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 05 Dec 2022 16:28:41 +0000</lastBuildDate>
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		<title>“Mi ha chiesto una pausa. Cosa devo fare?”</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/psicologia-della-coppia/mi-ha-chiesto-una-pausa-cosa-devo-fare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Dec 2022 16:28:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia della coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Separazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Dottore, mi ha chiesto un periodo di pausa perchè crede che dobbiamo passare un po&#8217; di tempo separati: cosa dobbiamo fare?&#8221; Non esiste una risposta necessariamente giusta, così come ogni percorso di terapia, ogni storia, è a se stante e deve essere necessariamente cucita addosso al soggetto o alla coppia. Aldilà delle dovute premesse, a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Dottore, mi ha chiesto un periodo di pausa perchè crede che dobbiamo passare un po&#8217; di tempo separati: cosa dobbiamo fare?&#8221;</p>
<p><strong>Non esiste una risposta necessariamente giusta</strong>, così come ogni percorso di terapia, ogni storia, è a se stante e deve essere necessariamente cucita addosso al soggetto o alla coppia.</p>
<p>Aldilà delle dovute premesse, a mio avviso, è necessario innanzitutto concedere questo spazio, questo momento di riflessione, questo tempo. La richiesta di tempo e spazio è spesso una strategia utilizzata per non prendere la decisione di lasciarsi delegando questo al tempo che intercorre. A tal proposito è fondamentale capire di che tipo di spazio\tempo si tratta: è differente la richiesta di spazio in una relazione di una settimana, da una relazione di 2 anni.</p>
<p>Vale la pena attendere e concedere spazio soprattutto per due motivi:</p>
<ul>
<li><strong>se è una scusa per lasciarsi lo si comprende molto velocemente </strong></li>
<li><strong>se la pausa è usata per riflettere, il rispettare il tempo richiesto diventa un&#8217;opportunità </strong></li>
</ul>
<p>In merito a questo secondo punto l&#8217;opportunità la ritroviamo nel momento in cui possiamo darci lo spazio di <strong>gettare nuove basi, più solide</strong>, di una relazione vera e propria. Permettere di dare e concedere spazio è fondamentale per <strong>interrompere i rumori di sottofondo</strong> che spesso interferiscono con un positivo equilibrio della coppia.</p>
<p>Quindi attenzione perchè nel concedere lo spazio richiesto si ottiene sempre un vantaggio!</p>
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		<title>Come (NON) superare la fine di una relazione</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/psicologia-della-coppia/come-non-superare-la-fine-di-una-relazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2022 07:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia della coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Separazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Come non superare una rottura? Come  non superare la fine di una relazione?&#8221; &#8220;Come si fa ad andare oltre la fine di una relazione?&#8221; Non c&#8217;è nessun tipo d&#8217;intervento, scientifico o meno, che permette di dimenticare una persona con la quale si è chiusa una relazione, è impossibile dimenticare una persona è possibile ricollocarla. Innanzitutto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Come non superare una rottura? Come  non superare la fine di una relazione?&#8221; &#8220;Come si fa ad andare oltre la fine di una relazione?&#8221;</p>
<p><strong>Non c&#8217;è nessun tipo d&#8217;intervento</strong>, scientifico o meno,<strong> che permette di dimenticare una persona</strong> con la quale si è chiusa una relazione, è impossibile dimenticare una persona è possibile ricollocarla.</p>
<p>Innanzitutto è bene non tenere viva l&#8217;emozione negativa: è poco utile continuare a rievocare l&#8217;emozione negativa connessa alla relazione e all&#8217;altra persona ovvero ciò che c&#8217;è stato di sbagliato. Tramite le emozioni negative è possibile distaccarsi inizialmente dall&#8217;altro creando tuttavia una gabbia d&#8217;impotenza e di incapacità di cambiare. E&#8217; questa gabbia che tiene legati ad una relazione letta attraverso emozioni negative: <strong>odiare tiene legati. </strong></p>
<p>Odiare diventa una trappola: trasformare l&#8217;amore in odio mantiene legati attraverso emozioni che ingabbiano.</p>
<p><strong>Il lassismo</strong>, allo stesso smodo, <strong>svaluta nel tentativo che prima o poi l&#8217;emozione venga sostituita</strong> e rimpiazzata da altro. L&#8217;andare oltre diviene una buona strategia quando scegliamo di concentrarci su di noi attraverso la rielaborazione del dolore.</p>
<p>Cosa non fare per non superare una relazione? Connotare negativamente e tenersi ancorati attraverso l&#8217;odio e all&#8217;opposto fare finta di nulla.</p>
<p><strong>Cosa fare per rielaborare?</strong> Dedicare lo stesso impegno per la costruzione della relazione per uscirne imparando, <strong>traendo dalla relazione stessa degli insegnamenti su di noi</strong>, su ciò che desideriamo e non desideriamo.</p>
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		<item>
		<title>Separazione: è sempre un rischio per i figli?</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/psicologia-della-coppia/separazione-e-sempre-un-rischio-per-i-figli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2022 18:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia della coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Separazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Dottore noi abbiamo deciso di rimanere insieme per i figli&#8221;  Spesso sento dire, durante le terapia di coppia, che si sceglie di restare insieme per i figli nella convinzione che la separazione della coppia distrugga anche la famiglia. Non esiste una ricetta corretta a prescindere, sia la separazione, che la scelta di rimanere insieme senza [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: center;"><em>&#8220;Dottore noi abbiamo deciso di rimanere insieme per i figli&#8221; </em></h6>
<p>Spesso sento dire, <a href="https://staging.matteoradavelli.it/terapia-di-coppia-online-pro-e-contro/">durante le terapia di coppia</a>, che si sceglie di <a href="https://staging.matteoradavelli.it/separati-in-casa-pro-e-contro/">restare insieme per i figli</a> nella convinzione che la separazione della coppia distrugga anche la famiglia.</p>
<p>Non esiste una ricetta corretta a prescindere, sia la separazione, che la scelta di rimanere insieme senza sentimento è sono legittime soprattutto se prese a fronte di caratteristiche soggettive della famiglia stessa.</p>
<p><strong><a href="https://staging.matteoradavelli.it/separazione-e-inutile-provare-a-cambiare-per-lultima-volta-il-partner/">La separazione</a> non sempre è un rischio</strong>, è un&#8217;opportunità, soprattutto quando viene fatta nel tentativo di ripristinare un equilibrio, una calma, che il conflitto tra i genitoripartner ha negato.  Spesso la separazione ripristina un equilibrio, di benessere, eliminando ciò che diventa per <a href="https://staging.matteoradavelli.it/psicologia-della-coppia/love-bombing-la-storia-di-martina-e-luca/">la famiglia stessa tossico</a>.</p>
<p>Nel momento in cui nonostante la separazione la conflittualità permane allora la separazione quasi perde di significato, il vantaggio che l&#8217;allontanamento porta si riduce.</p>
<p>E&#8217; utile chiedersi quindi se stare insieme al proprio partner è utile o dannoso per i figli a fronte del nuovo equilibrio, più positivo, che una separazione può portare.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Come chiudere una relazione</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/psicologia-della-coppia/come-chiudere-una-relazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2022 08:07:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia della coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Separazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come chiudere efficacemente una relazione? Questo è un tema ricorrente nella terapia di coppia poiché la possibilità di chiudere viene spesso preso in considerazione durante un percorso di coppia. Un consiglio importante per chiudere bene una relazione lo riconosciamo nell&#8217;attribuzione di colpa: è utile evitare un&#8217;attribuzione di colpa univoca quindi completamente a se stessi o [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Come chiudere efficacemente una relazione?</strong> Questo è un tema ricorrente nella terapia di coppia poiché la possibilità di chiudere viene spesso preso in considerazione durante un percorso di coppia.</p>
<p>Un consiglio importante per chiudere bene una relazione lo riconosciamo<strong> nell&#8217;attribuzione di colpa</strong>: è utile evitare un&#8217;attribuzione di colpa univoca quindi completamente a se stessi o all&#8217;altro.</p>
<p>Ciò che funziona poco, durante la fine di una relazione, è attribuire totalmente la causa della fine della relazione <strong>all&#8217;altro oppure a se stessi</strong> a causa del senso di colpa.</p>
<p>Ciò che dovrebbe essere fatto è <strong>riuscire a <a href="https://staging.matteoradavelli.it/psicologia-della-coppia/coppia-di-amanti-perch-spesso-fallisce/">definire ciò che nella coppia</a> non ha funzionato</strong>, attribuire responsabilità reciproche rispetto a come i modi d&#8217;essere non ha reso possibile l&#8217;evoluzione della coppia, senza risentimento.</p>
<p>Non attribuire la colpa è fattibile attraverso la comunicazione delle proprie emozioni:&#8221; come ti senti?; cosa provi?&#8221;.</p>
<h6 style="text-align: center;">Quali emozioni si sono vissute nell&#8217;arco della relazione che hanno poi condotto i due ex partner a determinati atteggiamenti?</h6>
<p>Rispondere a questa domanda è utile nel non dare la colpa, trovare una motivazione e parlare della verità: le emozioni.</p>
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		<item>
		<title>Come recuperare l&#8217;autostima dopo la fine di una storia</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/psicologia-della-coppia/come-recuperare-lautostima-dopo-la-fine-di-una-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Mar 2022 18:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia della coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Separazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo articolo approfondiamo il ruolo dell&#8217;autostima dopo la fine di una storia. Il concetto di autostima l&#8217;abbiamo già ampiamente affrontato, ed è un concetto che contiene in se numerosi aspetti. L&#8217;autostima innanzitutto non è esclusivamente determinata dall&#8217;altro, o dai feedback che l&#8217;altro ci da, questo è solo un aspetto di ciò di cui l&#8217;autostima [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questo articolo approfondiamo il ruolo dell&#8217;autostima dopo la fine di una storia. Il concetto di autostima l&#8217;abbiamo già ampiamente affrontato, ed è un concetto che contiene in se numerosi aspetti.</p>
<p>L&#8217;autostima innanzitutto non è esclusivamente determinata dall&#8217;altro, o dai feedback che l&#8217;altro ci da, questo è solo un aspetto di ciò di cui l&#8217;autostima è composta. Questa infatti è la valutazione che noi diamo di noi stessi è <strong>il senso di efficacia che abbiamo</strong> nei confronti del mondo, della vita e delle sue fatiche. L&#8217;autostima è ovviamente altresì composta dai feedback che le persone attorno a noi ci inviano, per esempio <a href="https://staging.matteoradavelli.it/coppia-pi-sesso-dopo-il-tradimento/">quando una relazione sentimentale finisce per un tradimento</a> fa parte della normalità rimanerci male, tuttavia è poco utile delegare all&#8217;altro la responsabilità del nostro livello di autostima.</p>
<p>L&#8217;autostima è la stima di noi stessi, pertanto è estremamente <strong>rischioso</strong> dare in mano all&#8217;altro (o altri) il locus of control, quindi il potere, della stima che abbiamo di noi. In tal senso è come se ci facessimo definire dall&#8217;altro, permettessimo all&#8217;altro di dire, definire, chi siamo. Quali i rischi?</p>
<ul>
<li>L&#8217;altro può dare una definizione di noi che non ci piace</li>
<li>Potremmo essere manipolati quindi mettere in atto dei comportamenti in funzione del feedback ricevuto e non in totale libertà. Agiamo in funzione del feedback e non di una nostra volontà, come fossimo sotto ricatto.</li>
</ul>
<p>E&#8217; fondamentale tenere ben presente che <strong>siamo noi in primis a metterci in questa posizione</strong>, non è affatto detto che sia l&#8217;altro che agisce volontariamente il ricatto. E&#8217; attraverso il posizionamento del locus of control, quindi il centro di controllo del potere, all&#8217;esterno che gettiamo in mano all&#8217;altro la nostra auto definizione.</p>
<p>La differenza quindi viene svolta dal locus of control che non dovrebbe essere teso verso l&#8217;esterno ma interno, pertanto dovremmo essere abili nell&#8217;assumerci la responsabilità di come definiamo noi stessi. Nel momento in cui una relazione finisce è fondamentale smettere di aspettarsi di essere definiti dall&#8217;altro e dalla relazione (<strong>locus of control esterno</strong>) e assumersi la responsabilità (<strong>locus of control interno</strong>) della nostra felicità, della definizione di noi stessi dandoci quindi la possibilità d&#8217;aprirci a nuove relazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Perché non supero la rottura?</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/psicologia-della-coppia/perche-non-supero-la-rottura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Feb 2022 07:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia della coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Separazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quali sono i motivi per i quali non si riesce ad andare oltre una rottura? Questi sono principalmente due e li approfondiamo in questo articolo. Innanzitutto è possibile rimanere incastrati nella fase di  elaborazione del lutto: non ci si capacita del fatto che la relazione sia terminata, non si è d&#8217;accordo sull&#8217;interruzione della relazione e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quali sono i motivi per i quali non si riesce ad andare oltre una rottura?</strong> Questi sono principalmente due e li approfondiamo in questo articolo.</p>
<p>Innanzitutto è possibile rimanere <strong>incastrati nella fase di  elaborazione del lutto</strong>: non ci si capacita del fatto che la relazione sia terminata, non si è d&#8217;accordo sull&#8217;interruzione della relazione e si pensa che l&#8217;altro stia mentendo rispetto la volontà d&#8217;interrompere. <strong>Non è solo in termini di speranza ma anche di convinzione</strong>, rimane la volontà di riprovare, dare un&#8217;altra possibilità. Il lutto viene rifiutato e si allontana la fine stessa della relazione quindi si rimane in attesa di riattivarla attraverso tentativi più o meno espliciti.</p>
<p>Il secondo motivo è legato <strong>all&#8217;idea di aver lasciato nella relazione una parte di se</strong> che non si sarà mai capaci di andare a trovare al di fuori o da soli o all&#8217;interno di una nuova relazione. Non solo non si è capaci di mettere a fuoco i propri bisogni, ma quella parte di se che veniva soddisfatta dalla relazione non la si attribuisce a se stessi ma all&#8217;altro, non la si vede come una parte di se stessi ma come una cosa portata dall&#8217;altro nella relazione stessa. <strong>Si rimane convinti che senza l&#8217;altro non si otterrà mai più quella sensazione</strong>.</p>
<p>I due motivi per cui tendenzialmente non si riesce ad andare oltre sono questi: o non si riesce a uscire dalla fase di lutto quindi non si accetta la sentenza rispetto la chiusura, oppure si è convinti di lasciare nella relazione una parte di se che non si pensa possa essere nuovamente soddisfatta.</p>
<div style="margin-top:150px;border:1px solid #333;padding:10px">
<img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-416" src="https://staging.matteoradavelli.it/wp-content/uploads/2020/01/matteoradavelli-badge-150x150.png" alt="Psicologo Como" width="100" height="100" />Dr. Matteo Radavelli &#8211; Psicoterapeuta e Psicologo Como<br />
Via Dante Alighieri 95, 22100 Como CO<br />
+393479177302<br />
info@matteoradavelli.it</p>
<p></p>
<p>Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo ad orientamento sistemico relazionale, ho conseguito la Laurea in Psicologia Clinica e Neuropsicologia presso l&#8217;Università degli studi di Milano Bicocca, con successiva specializzazione in psicoterapia presso lo European Institute of Systemic-relational Therapies (E.I.S.T.). Svolgo la mia attività come professionista dal 2011 e mi occupo di percorsi di psicoterapia individuale, psicoterapia di coppia e familiare.<br />
<br />
Opero come psicologo psicoterapeuta a <a href="https://staging.matteoradavelli.it/sede/como/">Como</a> oltre che in provincia di Lecco e Monza Brianza
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Come si supera una rottura?</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/psicologia-della-coppia/come-si-supera-una-rottura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Feb 2022 09:59:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia della coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Separazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Dottore come si fa a superare una rottura?&#8221; Indipendentemente da come sia avvenuta la rottura, sia che la decisione sia stata presa da uno dei due partner oppure sia stata una decisione comune, comporta una fatica, una fase di analisi, discussione e messa in discussione di se stessi. Quali sono le fasi di superamento?  Innanzitutto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Dottore come si fa a superare una rottura?&#8221;</strong></p>
<p>Indipendentemente da come sia avvenuta la rottura, sia che la decisione sia stata presa da uno dei due partner oppure sia stata una decisione comune, comporta una fatica, una fase di analisi, discussione e messa in discussione di se stessi. <strong>Quali sono le fasi di superamento? </strong></p>
<p>Innanzitutto c&#8217;è una<strong> fase di lutto,</strong> momento in cui si prende atto che la relazione è stata conclusa oppure deve finire. Entrambe le parti, sia chi lascia, sia chi viene lasciato devono necessariamente entrare in contatto, chi prima, chi dopo, con il lutto per la relazione.</p>
<p>C&#8217;è successivamente una <strong>fase di bilancio</strong> quindi quando si prende coscienza, idea, dell&#8217;interruzione della relazione viene fatto un bilancio, si approfondiscono le cose andate bene, quali andati male, quali bisogni questa relazione ha soddisfatto, quali non ha mai soddisfatto e quali ancora inizialmente venivano soddisfatti e poi progressivamente hanno smesso di soddisfare.</p>
<p><strong>E&#8217; attraverso questa comprensione che ognuno trova nuovi equilibri,</strong> una nuova organizzazione, nuovi significati e nuovi potenziali bisogni nell&#8217;idea di aprirsi progressivamente al mondo. E&#8217; solo attraverso la possibilità di prendere atto della fine della relazione, fare un bilancio, che ognuno di noi è in grado di andare oltre la rottura. Si diventa infatti capaci di comprendere quali sono i bisogni che si desidera soddisfare, la persona sa infatti cosa vuole dal mondo, dalla relazione e da se stesso.</p>
<p>Andare oltre la fine della relazione comporta proprio questo: attraversare la fase di lutto, fare un&#8217;analisi rispetto i propri bisogni quindi ri-aprirsi al mondo. Naturalmente non è detto che la fine di tutte le relazioni comportino la capacità del soggetto di seguire tutte queste fasi, tuttavia questo tema richiede necessariamente un approfondimento a parte.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dove si trova la forza per una separazione?</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/psicologia-della-coppia/dove-si-trova-la-forza-per-una-separazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Dec 2021 10:10:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia della coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Separazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://staging.matteoradavelli.it/?p=2384</guid>

					<description><![CDATA[<p>“Dottore dove trovo la forza per separarmi?”. Questa è una domanda che spesso mi viene fatta e ovviamente implica che la persona sia già all&#8217;interno di un certo percorso di rielaborazione legato alle insoddisfazioni che la propria relazione sta suscitando. Di solito è una domanda che viene posta quando la decisione sembra essere stata presa, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">“Dottore dove trovo la forza per separarmi?”. Questa è una domanda che spesso mi viene fatta e ovviamente implica che la persona sia già all&#8217;interno di un <strong>certo percorso di rielaborazione</strong> legato alle insoddisfazioni che la propria relazione sta suscitando. Di solito è una domanda che viene posta quando la decisione sembra essere stata presa, cioè “io sono infelice/noi siamo infelici e dovremmo separarci ma qualcosa lo impedisce” e quindi molto spesso viene tirata in causa la forza: “dove trovo il coraggio, dove trovo la determinazione”. Le implicazioni che fanno presumere il bisogno di una forza possono essere diverse ad esempio le <strong>aspettative sociali</strong>, l&#8217;idea che noi abbiamo di ciò che gli altri si aspettano da noi, la presenza dei figli, la presenza di alcuni vincoli economici magari una coppia che lavora insieme o che ha una attività insieme, ecc.<strong> Le implicazioni sono tantissime e molto diverse tra loro.</strong></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il <strong>concetto di forza</strong> però è interessante da approfondire, perché ci sono due macrolivelli, cioè due livelli paralleli che dovrebbero essere considerati quando ci si pone questa domanda: uno ha a che fare con un <strong>principio di delega della responsabilità</strong>, l’altro invece è molto più legato ad un tema di scelta e di <strong>individualizzazione e di affermazione di sé</strong>. Per quanto riguarda quello di deleghe della responsabilità molte volte noi pensiamo di non poterci separare perché assumiamo una delega o diamo in delega la responsabilità della decisione a eventi esterni o a qualcosa che ci impedisce di essere liberi nella presa della decisione: ad esempio “la mia famiglia non me lo perdonerà mai, sarò povero/a, dovrò cambiare lavoro, sarò costretto/a lasciare la casa, non posso farlo per i figli” e queste sono solo alcune delle motivazioni, accomunate dall&#8217;essere tutte deleghe di responsabilità, scuse. Ora, <strong>il tema di figli è un tema estremamente delicato</strong> ma quante volte <a href="https://staging.matteoradavelli.it/separati-in-casa-pro-e-contro/">diciamo che non possiamo separarci perché dovremmo gestire il malumore della famiglia di origine oppure avere delle difficoltà economiche</a>? Stiamo contrattando, se la motivazione che scegliamo è questa, il malumore della nostra famiglia di origine o potenziali difficoltà economiche con la nostra felicità. <strong>Non è né giusto né sbagliato, dobbiamo semplicemente scegliere che cosa vale di più.</strong></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dall&#8217;altro lato il rischio invece è legato a un processo di affermazione di se stessi cioè di assunzione di responsabilità e il riconoscimento di sé, nel senso che se siamo vittime di questo tipo di ragionamento dobbiamo essere anche consci del fatto che <strong>ogni volta che noi diciamo sì a qualcun altro</strong> o a qualcos&#8217;altro e, come avete capito non sto parlando solamente del partner o ad esempio della relazione infelice, ma anche di tutte le altre implicazioni che ho citato prima,<strong> stiamo dicendo no a noi stessi</strong> e quindi in qualche modo stiamo scegliendo e accettando di metterci in secondo piano, quando prima di tutto una relazione nasce in funzione di un soddisfacimento individuale. Quando questa cosa non avviene ovviamente <strong>l&#8217;insoddisfazione è prima di tutto individuale</strong>, poiché è il fallimento della coppia o la difficoltà all&#8217;interno della coppia a determinare</span><span style="font-weight: 400;"> l&#8217;insoddisfazione individuale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quindi ci sono questi due livelli diversi: da un lato il delegare la responsabilità della propria infelicità ad altri e dall&#8217;altro essere non consapevoli proprio perché mascheriamo a noi stessi questa responsabilità  eterodeterminata dicendo sì ad altri ma dicendo no a noi stessi, questi sono i due livelli che hanno a che fare con la forza da cercare per riuscire a separarso. È qui che va cercata la forza:<strong> all&#8217;interno di ciò che noi ci costringiamo ad essere e a vivere se non cambiamo la situazione, ed è un interno tendenzialmente infelice</strong>.</span></p>
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		<title>Come si ricomincia dopo la fine di una relazione</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/psicologia-della-coppia/come-si-ricomincia-dopo-la-fine-di-una-relazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Oct 2021 09:53:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia della coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Separazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Dottore ma come si fa a superare una relazione, come si fa ad andare avanti, come posso ritrovarmi, come posso ricostruirmi, cioè come posso davvero mettermi alle spalle una relazione?”. È una domanda complessa a cui rispondere ma riassumendo ci sono tre fasi, che vanno dall’interruzione di una relazione alla riscoperta, alla rinascita e quindi [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://staging.matteoradavelli.it/psicologia-della-coppia/come-si-ricomincia-dopo-la-fine-di-una-relazione/">Come si ricomincia dopo la fine di una relazione</a> appeared first on <a href="https://staging.matteoradavelli.it">Staging Radavelli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">“Dottore ma come si fa a superare una relazione, come si fa ad andare avanti, come posso ritrovarmi, come <a href="https://staging.matteoradavelli.it/psicologia-della-coppia/tradimento-come-riconquistare-la-fiducia/">posso ricostruirmi</a>, cioè come posso davvero <strong>mettermi alle spalle una relazione?</strong>”. È una domanda complessa a cui rispondere ma riassumendo ci sono tre fasi, che vanno dall’interruzione di una relazione alla riscoperta, alla rinascita e quindi alla capacità di stare nuovamente bene e rimettersi in gioco all&#8217;interno dell&#8217;universo relazionale sentimentale. Queste fasi sono: <strong>il lutto, la riscoperta e la rinascita.</strong></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il lutto è la fase di rielaborazione, di pensiero, di giustificazioni, di motivazioni, di accuse, di dolore che è presente sia nel momento in cui siamo stati noi ad interrompere la relazione sia nel momento in cui è stato l’ex partner, nonostante noi non fossimo d&#8217;accordo o avremmo dato ulteriore speranza o vita alla relazione. <strong>Questa fase è fatta di rifiuto</strong>, di negazione, di compromessi, di contraddizioni, di richieste di  spiegazioni e ci sono dei grandi tumulti interni, che portano ad una <strong>fase auspicabile di accettazione</strong> dello stesso, cioè della presa di atto di coscienza di ciò che è accaduto e quindi di cosa effettivamente non ha funzionato, indipendentemente che l&#8217;altro sia stato in grado o meno di darci delle motivazioni (queste per un vero superamento del lutto arrivano da noi stessi, quindi nella messa in discussione di noi stessi e da un&#8217;analisi conscia e lucida della relazione che è stata e quindi di cos&#8217;è che effettivamente per me e per l&#8217;altro non ha funzionato). Richiede un periodo di circa sei mesi ma dipende tantissimo da quanto è stata importante la relazione, che significato ha avuto, quanto è durata quindi <strong>quanto ci si sia trasformati con essa.</strong></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Superato il lutto c’è la <strong>fase di riscoperta</strong>: la persona si sente cresciuta e cambiata e quindi da un lato c&#8217;è una parte di dispiacere e magari di ansia, di agitazione nell&#8217;idea di non riuscire più a trovare e provare queste sensazioni, trovare qualcuno che poi sia così capace effettivamente di valorizzare queste parti ma si inizia anche a considerare tutte quelle parti di sé che in quella relazione hanno effettivamente trovato spazio o che magari non sono state coltivate e quindi <strong>ci si apre al mondo</strong>, ci sono dei tentativi nuovi, si cambia e si inizia a provare un qualcosa di nuovo, si cambia registro comunicativo, si iniziano a fare delle cose che magari in passato non ci si era mai concessi, ci si trasforma, si conoscono nuovi tratti e nuove parti di sé e quindi si aumenta il ventaglio di possibilità, si aumenta il ventaglio di esperienze, si aumenta l&#8217;insieme di sfumature; soprattutto quando si esce da una relazione lunga ad un certo punto quando si innesca, è come se si tornasse a respirare, tutto diventa un po’ più colorato, perché le marce che possiamo utilizzare in campo relazionale, non necessariamente sentimentale, ci rendiamo essere molto più ampie e molto più numerose di quanto invece erano quelle che utilizzavamo all&#8217;interno  della relazione. La novità può manifestarsi in mille modi: esperienze, il registro comunicativo, quello relazionale, l&#8217;atteggiamento che viene utilizzato spesso questo consiste anche in una maggiore leggerezza, spontaneità o mettere al centro se stessi, che poi per quanto possa sembrare egoistico invece diventa spesso un <strong>catalizzatore per altri potenziali futuri partner.</strong></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In ultimo la rinascita, ossia la possibilità, la volontà, il desiderio, che progressivamente nasce di <strong>riaprirsi ad una nuova relazione</strong>, perché questo nostro nuovo atteggiamento determinato e agito all&#8217;interno della riscoperta porta ad attrarre nuovi potenziali partner, nuove persone che vogliono conoscerci, che vogliono passare il loro tempo con noi e qui noi dobbiamo essere capaci non solo di portar noi stessi e quindi farci conoscere e conoscere l&#8217;altro ma soprattutto di <strong>non dimenticarci di parti di noi stessi</strong> e di quelle nuove parti di noi che abbiamo riscoperto successivamente alla fase del lutto e che abbiamo necessità di coltivare, quella parte o quelle parti di noi alle quali <strong>non siamo più disposti a rinunciare.</strong></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questi possono essere degli spunti per capire in che momento ci si trova a seguito dell&#8217;interruzione della relazione e quindi quanto manca anche per poter ritrovare, riscoprirci, ripartire anche con una relazione che inevitabilmente sarà più matura, poiché ricordiamoci che le relazioni passate non devono essere cancellate, <strong>devono essere utilizzate per rendere le relazioni future più significative, più piene, più sane.</strong></span></p>
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		<title>Separazione: quando e come dirlo ai figli</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/psicologia-della-coppia/separazione-quando-e-come-dirlo-ai-figli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2020 09:55:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia della coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Separazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Separazione: quando e come comunicare ai figli la separazione? Questa è una domanda da un milione di dollari che mi trovo spesso ad affrontare in stanza di terapia quando aiuto le coppie in questo momento delicato. Le variabili e le dinamiche da considerare sono diverse, non ci sono solamente delle motivazioni che portano alla separazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Separazione: <strong>quando e come comunicare ai figli la separazione?</strong></p>
<p>Questa è una domanda da un milione di dollari che mi trovo spesso ad affrontare in stanza di terapia quando aiuto le coppie in questo momento delicato. <strong>Le variabili e le dinamiche da considerare sono diverse</strong>, non ci sono solamente delle motivazioni che portano alla separazione ma anche una serie di variabili legate al tipo di famiglia, al tipo di conflitto in essere che devono necessariamente essere valutate.</p>
<p>Le alternative tendenzialmente si muovono tra i due poli: <strong>comunicare immediatamente</strong> ai figli la verità sulla volontà di separarsi anche se questo processo non è ancora iniziato ed è ai suoi albori oppure <strong>comunicare il tutto ai figli solamente nel momento in <a href="https://staging.matteoradavelli.it/riflessioni-psicologiche/ho-tutto-ma-non-riesco-ad-essere-felice/">cui tutto è già stato definito</a>.</strong></p>
<p>Le variabili da considerare, oltre la motivazione in sé della separazione, oltre alla possibilità che ci siano motivazioni molto gravi che mettono per esempio a rischio la salute dei membri della famiglia, sono molto varie. Innanzitutto <strong>è importante considerare l’età dei figli e in secondo luogo anche quanto i figli sono a conoscenza del conflitto</strong> dei genitori. In linea di massima una buona prassi, evitando inutili generalizzazioni, è che più il figlio è piccolo più la comunicazione dovrebbe essere fatta nel momento in cui la decisione è già stata presa e la separazione è organizzata. Ciò non significa comunicare al figlio la separazione il giorno precedente a quello in cui il genitore se ne andrà di casa. È importante che ci sia un preavviso relativamente breve che spieghi al figlio cosa sta accadendo ovvero che i genitori si separeranno nel giro di poco tempo come coppia ma che resteranno per sempre genitori.</p>
<p>In secondo luogo <strong>è importante valutare quanto il figlio sa del conflitto</strong>, quando è conscio, quando ha compreso ed avvertito?  I figli vedono spesso i genitori litigare, avvertono le minacce di separazione che i genitori spesso si lanciano e comprendono il clima casalingo. Quanto pensi tuo figlio sappia?  A ciò è fondamentale <strong>adattare la comunicazione allo stile comunicativo stesso del bambino</strong>, comunicare la separazione ad un figlio adolescente deve necessariamente essere diversa dalla comunicazione effettuata ad un bambino di 5 anni.</p>
<p>Qualora un bambino, pur piccolo che sia, sia consapevole della situazione di coppia dei genitori<strong> è importante valutare se renderlo consapevole del processo di separazione in atto attraverso un linguaggio ed una comunicazione a lui adatta</strong>. Ciò, naturalmente, non significa che bisogna renderlo responsabile della scelta compiuta dai genitori, anzi, il genitore deve essere all’altezza di togliere qualsiasi responsabilità dal figlio.</p>
<p>Se ti trovi in questa situazione valuta anche tu queste variabili in gioco: quali le motivazioni? Quanti anni ha tuo figlio? Quanto credi sappia? Quando credi sia utile renderlo consapevole?</p>
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