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Ti lascio perchè ti amo troppo

Ti amo, ma ti lascio. Ti lascio proprio perché ti amo. Quante volte abbiamo sentito questa frase? “Ti lascio perché ti amo troppo.” Quante volte abbiamo temuto di sentirla? Quante volte ci siamo chiesti: ma sarà vero? Ha senso o non ha senso? È qualcosa che effettivamente può accadere, o è solo una scusa banale, un pretesto un po’ codardo, per interrompere una relazione?

Forse entrambe le cose, o meglio, tutte e tre, e ora vedremo perché. Di fronte a un’affermazione simile, al termine di una relazione con la giustificazione “ti lascio proprio perché ti amo”, gli scenari possibili, a mio avviso, sono tre. Certo, esistono tante sfumature e declinazioni diverse che possono essere interpretate e significate, ma se vogliamo provare a fare ordine – diciamo così – alla destabilizzazione, alla confusione, al caos che ci genera una frase simile detta dal nostro partner, allora dobbiamo necessariamente semplificare il ragionamento. Questa semplificazione ci porta a tre possibili esiti, tre possibili motivazioni o giustificazioni.

1. Quando “Ti amo, ma ti lascio” è una Scusa

La prima possibilità è che sia una scusa, una bugia detta per cercare di addolcire la pillola, per sottrarsi dalla relazione senza assumersi pienamente la responsabilità della propria scelta. Dire “ti lascio perché ti amo troppo” diventa un modo per dire “ti lascio proprio perché ti amo e mi rendo conto che stare con me non ti fa bene, che non hai bisogno di me”, e così via. Molte volte, per lo meno per l’esperienza che vedo nella stanza di terapia – anche se naturalmente questo campione è alterato dal fatto che si tratta di persone in difficoltà, di dolore, di disagio – risulta essere una scusa. Si usa questa motivazione per non assumersi la piena responsabilità delle proprie scelte, e cercare di aprire un pertugio per svicolare dalla relazione senza suscitare l’ira e il risentimento dell’altra persona. Si addolcisce la pillola, e questo diventa una via di fuga. È un comportamento che trovo piuttosto infantile e anche un po’ trito, ma spesso viene adottato proprio con questo fine.

2. Quando “Ti amo, ma ti lascio” Nasconde una Percezione di Indegnità

La seconda possibilità, invece, è che non sia una scusa, ma esista una vera, reale e sincera percezione, in chi decide di interrompere la relazione, di non esserne degno. Ciò non accade necessariamente perché si sente di fare un torto o di imporre un limite al partner, ma perché stare con quella persona, per quanto possa attrarci e donarci benessere, ci causa anche un grande disagio. Ci sentiamo, infatti, costretti o spinti a cambiarci, a evolvere e trasformarci in modi che non percepiamo possibili, che non ci permettiamo o che abbiamo scelto di non permetterci per svariate ragioni – culturali, familiari, o legate a contingenze della nostra storia personale. Da un lato desideriamo e vogliamo la relazione, ma dall’altro essa diventa per noi un ostacolo, un peso insostenibile. In questo caso, dire “ti amo ma ti lascio” significa non sentirsi all’altezza, non sentirsi capaci di stare in quella relazione. È come una rinuncia, una resa, che accetta l’infelicità sentimentale per una paura più grande, diventando schiavi e vittime di un timore o un condizionamento che sentiamo più forte.

3. Quando “Ti amo, ma ti lascio” È un Atto di Amore Autentico

La terza possibilità, che può essere altrettanto vera ed è, a mio parere, anche la più frequente, ha a che fare con la verità nuda e cruda di una frase del tipo “ti amo, ma ti lascio”. In questo caso significa che mi rendo conto che, pur amandoti sinceramente e pur essendo il sentimento reale, stare con me diventa per te un limite. Tenerti con me è una forma di egoismo, perché potrei diventare per te un ostacolo, una gabbia, un vincolo. Qui, il limite non è percepito su di sé, come nel caso precedente, ma sull’altro: io ti lascio perché percepisco che stare con me ti impedirebbe di evolverti, di diventare ciò che desideri. È come se ora percepissi una chiara incompatibilità tra la nostra relazione e, ad esempio, i tuoi obiettivi di vita, le tue ambizioni. Proprio perché ti amo, allora, ti lascio; chiudiamo la nostra relazione perché tu hai bisogno di andare avanti, di evolvere, di proseguire nella tua vita, mentre rimanere con me significherebbe restare fermo.

Conclusione: Una Scelta di Dolore e Consapevolezza

Questo tipo di scelta, però, richiede un dolore e una profonda consapevolezza di sé, nonché un grande autocontrollo. Esistono forme d’amore che prevedono questo, sebbene siano rare e tutt’altro che a costo zero. La differenza rispetto ai primi due casi è che qui c’è una sofferenza enorme da parte di chi lascia, cosa che invece non si manifesta così evidentemente nelle altre due circostanze. È possibile, quindi, distinguere queste tre tipologie di “ti amo ma ti lascio” osservando la reazione di chi interrompe la relazione: se è una scusa o una rinuncia, allora implica un dolore, sì, ma non così devastante. Nel terzo caso, invece, il dolore può essere profondo, quasi mortale, perché diventa una forma d’amore diversa, una sorta di evoluzione del rapporto per cui la persona lasciata non viene mai realmente abbandonata. Anche se quella persona prenderà finalmente il volo che lo stare con noi le ha impedito, sapremo di aver avuto un ruolo nella sua evoluzione.

È difficile, ovviamente, comprendere tutto questo quando siamo coinvolti in prima persona, ma alcuni elementi di riflessione sono quelli su cui possiamo basarci. Fammi sapere cosa ne pensi, così da facilitare e promuovere la discussione. A presto.

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Il 69% delle persone che fanno terapia con noi hanno già svolto terapia
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Inizia un viaggio nella tua mente e nella tua storia
Ecco i prossimi passi
1

Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

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Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.