Posso cambiare psicologo? Home > Psicoterapia come funziona > Posso cambiare psicologo 2 Questa è una domanda che, ultimamente, mi arriva spesso, anche se in forme diverse. A volte mi viene detto: “Dottore, sono in terapia da tanto tempo, ma non riesco più a comprenderne l’utilità. Sento che sono bloccato su determinati temi che non stiamo affrontando nel modo corretto.” “Non riesco ad avere feeling con il mio terapeuta, sento che non riusciamo a costruire una relazione efficace.” “Pensavo di poterci o doverci mettere meno tempo per risolvere il problema… Non capisco in che direzione stiamo andando… Non capisco perché parliamo di certe cose invece che di altre.” Sta di fatto che, indipendentemente da quale premessa venga fatta, il messaggio termina sempre con: “Ma posso cambiare terapeuta?” La risposta breve: sì, puoi cambiare terapeuta Una risposta molto semplice ed esplicita è: sì, certamente puoi cambiare terapeuta. Il terapeuta, di fatto, è un tuo consulente: una persona che prova ad aiutarti ad affrontare la difficoltà che in questo momento ti opprime, sia essa un sintomo invalidante o un’esigenza più esistenziale, come fare ordine nella propria vita o prendere decisioni importanti. Quindi, la risposta breve è sì, puoi assolutamente cambiare terapeuta. Tuttavia, secondo me è utile considerare alcuni elementi per approcciarsi nel modo giusto a questa valutazione. 1. Parla apertamente con il tuo terapeuta Penso che non sia utile – né per la persona né per il professionista – chiudere il percorso senza prima provare ad affrontare il problema. In fondo, in terapia si viene per affrontare i problemi, e se si percepisce che qualcosa nel contesto terapeutico non funziona, è giusto parlarne con il proprio terapeuta. Si può dire, ad esempio: “Siamo in terapia da tanto tempo, ma sento che certi temi non sono affrontati come avrei bisogno.” “Sento che la nostra relazione non è efficace, non riesco a sentirmi a mio agio né a comunicare apertamente.” “Pensavo di metterci meno tempo”, ecc. Esplicitare i propri dubbi è fondamentale. Il terapeuta potrebbe avere delle risposte, oppure potrebbe essersi dimenticato di spiegare alcuni passaggi che per lui sono scontati, ma per il paziente possono risultare confusi o destabilizzanti. 2. Valuta la reazione del terapeuta Parlarne serve anche a vedere la reazione del terapeuta. Magari vi trovate d’accordo nel disaccordo. Il terapeuta potrebbe dire: “È vero, anche io ho notato che non abbiamo approfondito questo tema come necessario.” Potrebbe riconoscere un suo errore, come non aver prestato sufficiente attenzione a qualcosa. Potreste discutere delle dinamiche relazionali tra voi. Potrebbe spiegarti meglio la fase terapeutica in cui vi trovate: a volte si aprono delle parentesi, si cambia argomento, e si perde il senso della direzione. Chiarirlo può aiutare. Se poi le risposte non ti convincono, non ti piacciono o non ti soddisfano, sei ovviamente libero di prendere una decisione: interrompere il percorso e cercare un altro terapeuta che senti più affine, o che propone un metodo di lavoro più in linea con le tue esigenze attuali. 3. Non agire troppo presto: dai tempo alla relazione Secondo me, ad esempio, dire “non è nato il feeling con il mio terapeuta” dopo un solo incontro è prematuro. Non ci si è dati abbastanza tempo per sviluppare una relazione terapeutica. Non tutte le persone con cui abbiamo avuto subito un buon feeling si sono poi rivelate utili nella vita. E viceversa: persone che inizialmente ci sembravano enigmatiche si sono rivelate molto in sintonia con noi. Serve tempo per costruire una relazione. 4. Assumersi la responsabilità della relazione terapeutica Penso che ci si debba assumere una responsabilità reciproca quando le cose non funzionano. È diritto del paziente poter cambiare terapeuta, ma è altrettanto utile parlarne apertamente, perché questo dà un’opportunità alla relazione – e quindi alla terapia – di funzionare. Se poi, dopo averne parlato, le risposte che otteniamo non ci soddisfano, allora sì: possiamo e dobbiamo cambiare terapeuta. Scegliere qualcuno con cui ci sentiamo più affini, che adotti un approccio più in linea con il “noi di adesso”. Ma se non lo esplicitiamo, rischiamo di portarci dietro dei sospesi e degli irrisolti, che magari ci condizioneranno nelle future terapie: Potremmo sviluppare dei pregiudizi, rimanere scottati, costruirci da soli delle risposte che non corrispondono alla realtà. Tutto questo può alterare il nostro modo di vedere il problema, noi stessi e la terapia stessa. Conclusione: sì, puoi cambiare terapeuta (ma fallo nel modo giusto) Sì, puoi cambiare terapeuta. Ma fallo nel modo giusto. Parlane. Chiarisci. Cerca risposte. E poi, se necessario, cambia. Ma datti la possibilità di far funzionare la terapia prima di concluderla.