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	<title>Fobie specifiche - Staging Radavelli</title>
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		<title>Tutto quello che c&#8217;è da sapere sulle Fobie Specifiche</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/ansia/fobie-specifiche/tutto-quello-che-ce-da-sapere-sulle-fobie-specifiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Mar 2024 08:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fobie specifiche]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi di panico]]></category>
		<category><![CDATA[fobie specifiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che cos&#8217;è una Fobia Specifica? Le fobie specifiche sono paure irrazionali e immotivate che una persona prova di fronte a uno stimolo specifico, come un oggetto o una situazione. Caratteristiche delle Fobie Specifiche La paura è eccessiva, incontrollabile e la persona ne è consapevole, ma non riesce a gestirla. Sintomi delle Fobie Specifiche I sintomi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Che cos&#8217;è una Fobia Specifica?</h2>
<p>Le fobie specifiche sono paure irrazionali e immotivate che una persona prova di fronte a uno stimolo specifico, come un oggetto o una situazione.</p>
<h2>Caratteristiche delle Fobie Specifiche</h2>
<p>La paura è eccessiva, incontrollabile e la persona ne è consapevole, ma non riesce a gestirla.</p>
<h2>Sintomi delle Fobie Specifiche</h2>
<p>I sintomi possono includere fiato corto, sudorazione, paura di impazzire o di morire, problemi gastrointestinali e altri segni di ansia.</p>
<h2>Origini delle Fobie Specifiche</h2>
<p>Le cause possono essere genetiche, psicoanalitiche, comportamentali o legate a traumi o esperienze passate.</p>
<h2>Approcci Terapeutici per Affrontare le Fobie Specifiche</h2>
<p>Le vie per affrontare il problema includono la comprensione delle cause, l&#8217;impatto attuale e le possibilità di trattamento attraverso la terapia.</p>
<h2>Conclusione</h2>
<p>Risolvere le fobie specifiche richiede un approccio individuale e il supporto di un terapeuta qualificato. Condividi la tua esperienza e scopri come altri hanno affrontato questo problema.</p>
<p></body><br />
</html></p>
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		<title>Fobie specifiche: tutto quello che c&#8217;è da sapere</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/ansia/fobie-specifiche-tutto-quello-che-ce-da-sapere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2023 08:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Fobie specifiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parliamo, in questo articolo, di fobie specifiche in particolare approfondiamo cosa sono, come si organizzano, quali sono i sintomi e come si possono affrontare. La fobia specifica è una paura, apparentemente immotivata, che si manifesta verso un oggetto o una situazione specifica. La paura che la persona vive è eccessiva e incontrollabile e la persona [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Parliamo, in questo articolo, di fobie specifiche in particolare approfondiamo cosa sono, come si organizzano, quali sono i sintomi e come si possono affrontare.</p>
<p>La fobia specifica<strong> è una paura</strong>, apparentemente immotivata, che si manifesta verso un oggetto o una situazione specifica. La paura che la persona vive è eccessiva e incontrollabile e la persona stessa comprende che la reazione vissuta davanti allo stimolo è esagerata, di testa lo comprende, di pancia si prova paura e panico.</p>
<p>Esistono diversi tipi di fobie per esempio fobie animali (ragni, serpenti) fobie legate all&#8217;ambiente (spazio aperto, altezze) ci sono fobie legate alla contaminazione dei fluidi corporei oppure situazionali quindi legate a contesti specifici. Le reazioni sono sempre le stesse, indipendentemente dall&#8217;oggetto\situazione che le genera:</p>
<ul>
<li>fiato corto</li>
<li>sudorazione</li>
<li>nausea</li>
<li>paura di morire</li>
<li>disturbi gastro intestinali</li>
<li>cefalee</li>
<li>disturbi muscolare tensivi</li>
</ul>
<p>L&#8217;azione è sempre quella della fuga ovvero allontanarsi il più velocemente possibile da ciò che genera la paura.</p>
<p>Riguardo le cause che generano queste fobie ci sono <strong>vari punti di vista</strong>, la scienza non è concorde, tra le motivazioni addotte troviamo:</p>
<ol>
<li>L&#8217;origine genetica e una trasmissione genica della paura di padre in figlio.</li>
<li>Ci sono interpretazioni e cause psicoanalitiche ovvero la paura è una manifestazione di una pulsione inconscia che ognuno di noi ha.</li>
<li>Teorie comportamentali (es. Condizionamento) che spiegano come aver osservato una reazione fobica possa far nascere una fobia. Es. aver perso una persona cara in un incidente aereo fa nascere la paura dell&#8217;aereo.</li>
<li>Teoria cognitiva ovvero la teoria del trauma, aver sperimentato una determinata esperienza connessa alla fobia specifica ci permette di spiegare l&#8217;origine di quella paura.</li>
</ol>
<p><strong>Ci sono moltissime vie quindi che permettono di affrontare questa paura</strong> poichè ci possono essere esperienze dirette o indirette, ci possono essere connessioni inconsce che vengono simbolicamente rappresentate dalla paura. Non c&#8217;è un&#8217;unica via che permette di dare spiegazione, quindi affrontare, questa paura.</p>
<p>Tendenzialmente in un percorso terapeutico le<strong> fasi</strong> che permettono di approfondire il perché si prova una determinata paura sono:</p>
<ol>
<li>Comprensione delle cause che la generano</li>
<li>Comprensione dell&#8217;impatto che ha sulla vita</li>
<li>Comprensione delle vie percorribili per affrontare il problema</li>
</ol>
<p>Attenzione perché questi tre step non devono necessariamente essere affrontati in questa direzione.</p>
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		<item>
		<title>Fobia: cause, strategie di gestione e cura</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/ansia/fobia-cause-strategie-di-gestione-e-cura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2022 15:27:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Fobie specifiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quali sono le cause più comuni all&#8217;insorgenza di una fobia? Quali sono inoltre le strategie proposte per affrontarle? La fobia è un disturbo d&#8217;ansia e porta con se diverse caratteristiche comuni a tali disturbi quindi anche tante strategie che vengono adottate per affrontarle autonomamente. Il termine fobia spesso è legato al concetto di trauma: la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quali sono le cause più comuni all&#8217;insorgenza di una fobia? Quali sono inoltre le strategie proposte per affrontarle?</p>
<p>La fobia <strong>è un disturbo d&#8217;ansia</strong> e porta con se diverse caratteristiche comuni a tali disturbi quindi anche tante strategie che vengono adottate per affrontarle autonomamente.</p>
<p><strong>Il termine fobia</strong> spesso è legato al concetto di trauma: la fobia sviluppata è legata ad una situazione traumatica vissuta. Questo è vero tuttavia non è completamente esaustivo rispetto l&#8217;origine delle fobie poiché, oltre al concetto di trauma, è bene considerare anche l&#8217;osservazione e l&#8217;apprendimento.</p>
<p>Un altro aspetto determinante allo sviluppo della fobia è <strong>l&#8217;esposizione al tema</strong>, all&#8217;argomento, non solo perché si è vissuto un trauma ma anche perché persone a noi care hanno trasmesso questa paura quindi da loro abbiamo appreso.</p>
<p><strong>La strategia</strong> che generalmente la persona mette in atto è<strong> l&#8217;evitamento</strong>, cosa che non è sicuramente una strategia utile se parliamo dei disturbi d&#8217;ansia in generale. L&#8217;evitamento potrebbe essere una strategia utile quando la fobia non compromette la gestione e il normale svolgimento della vita quotidiana, per esempio:  è positivo evitare l&#8217;esposizione ai rettili, è meno utile evitare l&#8217;esposizione alla macchina o al guidare.</p>
<p>Quali sono le vie d&#8217;intervento? Ci sono due filoni: il primo è legato alla <strong>teoria dell&#8217;esposizione.</strong> Alcune categorie psicologiche infatti espongono il concetto dell&#8217;esposizione graduale all&#8217;elemento che genera la fobia cosa che porta, nel tempo, all&#8217;eliminazione della fobia stessa. Un secondo filone punta maggiormente alla <strong>comprensione delle cause</strong> che hanno generato la fobia quindi le emozioni sottostanti.</p>
<p>Approfondiamo infine <strong>quali sono le principali fobie</strong> che riscontriamo facendo un&#8217;analisi della letteratura in merito. Di seguito propongo un elenco delle maggiori fobie, dalla meno frequente alla più frequente del punto 5.</p>
<ol>
<li style="text-align: center;">paura dell&#8217;altezza</li>
<li style="text-align: center;">paura dei serpenti e dei rettili in generale</li>
<li style="text-align: center;">paura di parlare in pubblico (<a href="https://staging.matteoradavelli.it/ansia/fobie-specifiche-tutto-quello-che-ce-da-sapere/">fobia situazionale</a>)</li>
<li style="text-align: center;">aracnofobia</li>
<li style="text-align: center;">paura degli spazi chiusi</li>
</ol>
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		<item>
		<title>Le fobie più portate in terapia</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/ansia/le-fobie-piu-portate-in-terapia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Mar 2021 13:09:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Fobie specifiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quali sono le fobie più impattanti, quelle con le quali mi trovo maggiormente a lavorare? La risposta è, chiaramente, molto soggettiva in quanto legata alla mia personale esperienza nella pratica clinica dal 2011 ad oggi su un campione ridotto di popolazione. Sicuramente le fobie di tipo generale sono più frequenti rispetto a quelle di tipo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quali sono le <strong>fobie più impattanti</strong>, quelle con le quali mi trovo maggiormente a lavorare? La risposta è, chiaramente, molto soggettiva in quanto legata alla mia personale esperienza nella pratica clinica dal 2011 ad oggi su un campione ridotto di popolazione.</p>
<p>Sicuramente le <strong>fobie di tipo generale</strong> sono più frequenti rispetto a quelle di tipo specifico, soprattutto nella richiesta di aiuto. Le fobie generali sono ad esempio la <strong>fobia sociale</strong> e <strong>l&#8217;agorafobia</strong>: queste fobie sono più frequenti rispetto a fobie di tipo specifico e questo probabilmente è legato al fatto che questo tipo di fobie impatta maggiormente sulla qualità di vita delle persone rispetto a quanto può fare una fobia di tipo specifico.</p>
<p>Ci sono sicuramente anche fobie specifiche per cui mi capita di ricevere richieste di aiuto: fobia di volare, fobia del sangue, claustrofobia, fobia degli aghi&#8230; tutte fobie che impattano sulla vita delle persone in maniera diversa. Quando c&#8217;è una richiesta di aiuto solitamente è perchè la fobia è arrivata ad un punto tale per cui alcune attività della vita della persona risultano <strong>impraticabili</strong> a causa di essa.</p>
<p>Un esempio? Una nuova proposta di lavoro che prevede molti spostamenti può essere causa di forte stress per chi soffre di <strong>aerofobia</strong>, paura di volare. In questi casi la terapia può essere la svolta.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Fobie: cosa sono e come si trattano</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/ansia/fobie-cosa-sono-e-come-si-trattano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Mar 2021 10:45:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Fobie specifiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le fobie sono dei disturbi dell&#8217;ansia e hanno come caratteristica discriminante una paura irrazionale e irragionevole rispetto ad una situazione specifica o uno specifico elemento. La persona che ne soffre si rende conto di non essere sottoposta ad un pericolo concreto o reale ma emotivamente viene sopraffatta da paura, ansia, terrore che si manifestano attraverso [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>fobie sono dei disturbi dell&#8217;ansia</strong> e hanno come caratteristica discriminante una paura irrazionale e irragionevole rispetto ad una situazione specifica o uno specifico elemento.</p>
<p>La persona che ne soffre si rende conto di <strong>non</strong> essere sottoposta ad un pericolo concreto o reale ma emotivamente viene sopraffatta da paura, ansia, terrore che si manifestano attraverso tachicardia, fiato corto, confusione, problemi gastro intestinali (gli stessi sintoni che caratterizzano picchi di ansia e attacchi di panico).</p>
<p>Lo svilupparsi delle fobie è dovuto a ciò che <strong>Pavlov</strong> ha individuato come il <em>condizionamento classico</em>: uno stimolo che la prima volta che ci è stato presentato ha suscitato in noi paura e si è ancorato nella nostra testa come terrificante.</p>
<p>Oltre al condizionamento classico, che è il primo ancoraggio tra lo stimolo e l&#8217;emozione negativa che e scaturisce, c&#8217;è anche il <strong>principio dell&#8217;evitamento</strong> e cioè l&#8217;evitamento volontario di quelle situazioni che ci mettono in contatto con la nostra paura: questo da una parte ci protegge ma dall&#8217;altra aumenta la preoccupazione che abbiamo per quell&#8217;elemento specifico, innescando un circolo vizioso da cui è difficile uscire.</p>
<p>Le fobie si dividono in due macro categorie:</p>
<ul>
<li><strong>fobie di tipo generale</strong> come agorafobia, paura degli spazi aperti, o fobia sociale, paura di entrare in relazione con qualcuno o di essere esposti alle relazioni e</li>
<li><strong>fobie specifiche</strong> connotate dall&#8217;individuazione di un elemento in particolare. Le fobie specifiche si dividono a loro volta in fobie di tipo situazionale (legate quindi ad una situazione specifica come trovarsi in ascensore), legate ad animali, ambientali (paura di altezze, temporali, buio), legate a sangue e aghi o di altro genere (paura delle malattie, dismorfofobia&#8230;).</li>
</ul>
<p>Cosa fare? Dipende soprattutto dall&#8217;impatto che la fobia ha sulla vita di tutti i giorni. Se l&#8217;<strong>impatto sulla qualità della vita</strong>, che può essere valutato solo dalla persona coinvolta, è alto si può valutare un percorso di psicoterapia che prima di tutto valuterà il perchè e poi valuterà strategie ad hoc per risolvere il problema.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Filofobia: come si supera la paura di amare?</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/ansia/filofobia-come-si-supera-la-paura-di-amare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2020 06:51:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Fobie specifiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dottore, come si supera la paura di amare? La filofobia può nascere per tantissimi motivi diversi come situazioni traumatiche passate, auto profezie che si auto avverano che diamo di noi stessi.  Si smette di aver paura smettendo di nascondersi, smettendo di mascherare le debolezze ma mostrandole all&#8217;altro in modo che questo le accetti. Un&#8217;autore disse [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dottore, come si supera la paura di amare</strong>?</p>
<p><a href="https://staging.matteoradavelli.it/paura-di-amare-e-paura-di-innamorarsi-la-filofobia/">La filofobia</a> può nascere per tantissimi motivi diversi come situazioni traumatiche passate, auto profezie che si auto avverano che diamo di noi stessi.  <strong>Si smette di aver paura smettendo di nascondersi</strong>, smettendo di mascherare le debolezze ma mostrandole all&#8217;altro in modo che questo le accetti.</p>
<p>Un&#8217;autore disse che &#8220;<strong>l&#8217;amore non è amarmi per ciò che sono ma ciò per cui nonostante sono</strong>&#8220;, cosa molto diversa dall&#8217;aver paura di mostrare ciò che si è veramente. La paura di amare nasce dalla paura di soffrire, dell&#8217;essere rifiutato e denigrato quindi ci si sottrae da una situazione che nel breve periodo potrebbe fare stare bene ma sicuramente nel lungo periodo farà stare male.</p>
<p>Superare la paura di amare significa accettare il rischio di soffrire ma darsi anche la possibilità che qualcosa si possa vivere: se io mi sottraggo dal rischio di amare mi sottraggo dal rischio stesso di stare bene, tuttavia sto comunque male.</p>
<div style="margin-top:150px;border:1px solid #333;padding:10px">
<img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-416" src="https://staging.matteoradavelli.it/wp-content/uploads/2020/01/matteoradavelli-badge-150x150.png" alt="Psicologo Como" width="100" height="100" />Dr. Matteo Radavelli &#8211; Psicoterapeuta e Psicologo Como<br />
Via Dante Alighieri 95, 22100 Como CO<br />
+393479177302<br />
info@matteoradavelli.it</p>
<p></p>
<p>Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo ad orientamento sistemico relazionale, ho conseguito la Laurea in Psicologia Clinica e Neuropsicologia presso l&#8217;Università degli studi di Milano Bicocca, con successiva specializzazione in psicoterapia presso lo European Institute of Systemic-relational Therapies (E.I.S.T.). Svolgo la mia attività come professionista dal 2011 e mi occupo di percorsi di psicoterapia individuale, psicoterapia di coppia e familiare.<br />
<br />
Sono il responsabile scientifico di 7 studi di psicologia a <a href="https://staging.matteoradavelli.it/sede/como/">Como</a> e in provincia di Lecco e di Monza Brianza
</div>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Paura di amare e paura di innamorarsi: la filofobia</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/ansia/paura-di-amare-e-paura-di-innamorarsi-la-filofobia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2020 08:42:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Fobie specifiche]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://staging.matteoradavelli.it/?p=1099</guid>

					<description><![CDATA[<p>La filofobia è la paura di innamorarsi e di amare. Il termine deriva dal greco philos (amore) e phobos (paura), e descrive una condizione di psicologia clinica in cui la persona prova un forte timore verso il coinvolgimento affettivo. Chi soffre di questa fobia teme di lasciarsi andare emotivamente, di entrare in una relazione sentimentale [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La <strong>filofobia</strong> è la paura di innamorarsi e di amare. Il termine deriva dal <strong>greco</strong> <em>philos</em> (amore) e <em>phobos</em> (paura), e descrive una <strong>condizione</strong> di <strong>psicologia</strong> clinica in cui la <strong>persona</strong> prova un forte <strong>timore</strong> verso il coinvolgimento affettivo. Chi soffre di questa <strong>fobia</strong> teme di lasciarsi andare emotivamente, di entrare in una <strong>relazione</strong> sentimentale e di mostrarsi nella propria <strong>vulnerabilità</strong>. Questa paura può manifestarsi come <strong>diffidenza</strong>, <strong>distacco</strong> o, nei casi più intensi, come una vera e propria <strong>fobia relazionale</strong>.</p>
<h2>Cosa significa avere paura di amare</h2>
<p>La filofobia, <strong>la paura dell’amore</strong>, non riguarda solo il timore dell’amore in sé, ma soprattutto la <strong>paura di soffrire</strong>, di essere derisi, traditi o abbandonati. Alla base possono esserci <strong>esperienze</strong> passate dolorose — come <strong>relazioni</strong> finite male, tradimenti o delusioni — ma anche <strong>legami</strong> primari difficili, come un accudimento instabile o un attaccamento insicuro durante lo <strong>sviluppo</strong>.</p>
<p>Chi ha vissuto queste esperienze può interiorizzare il <strong>senso</strong> che amare significhi esporsi, perdere il <strong>controllo</strong> e correre rischi. Per questo motivo, l’amore diventa qualcosa da cui difendersi e la <strong>vita</strong> affettiva viene vissuta come un <strong>disturbo</strong> da contenere piuttosto che come una risorsa.</p>
<h2>Le cause della filofobia</h2>
<p>Le <strong>cause della filofobia</strong> possono essere molteplici e spesso intrecciate tra loro. Tra le più comuni troviamo:</p>
<ul data-spread="false">
<li>
<p><strong>Esperienze sentimentali negative</strong>, come tradimenti o abbandoni;</p>
</li>
<li>
<p><strong>Relazioni familiari disfunzionali</strong>, in cui l’<strong>affetto</strong> è stato associato a dolore o mancanza di fiducia;</p>
</li>
<li>
<p><strong>Traumi emotivi</strong> non elaborati, che generano <strong>paura del contatto</strong> e del <strong>coinvolgimento</strong>;</p>
</li>
<li>
<p><strong>Bassa autostima</strong> e timore di non essere all’altezza del <strong>partner</strong>;</p>
</li>
<li>
<p><strong>Disturbi d’ansia</strong> o esperienze di attaccamento insicuro;</p>
</li>
<li>
<p>Una <strong>storia</strong> personale segnata da <strong>riferimento</strong> costante alla regola “meglio non sentire” per evitare di soffrire.</p>
</li>
</ul>
<p>Capire le cause personali di questa <strong>fobia</strong> è fondamentale per iniziare un percorso di consapevolezza e <strong>cura</strong>.</p>
<h2>Le diverse forme della filofobia</h2>
<p>La filofobia può manifestarsi in diversi <strong>modi</strong> e intensità, ma spesso si riconoscono due principali atteggiamenti:</p>
<h3>1. L’anoressia sentimentale ed emotiva</h3>
<p>In questa forma, la <strong>persona filofobica</strong> appare <strong>fredda, distaccata e razionale</strong>. Evita le <strong>relazioni</strong> e reprime le proprie <strong>emozioni</strong> per non soffrire. È come se costruisse un muro attorno a sé, rinunciando anche a quelle <strong>sensazioni</strong> che potrebbero portarle piacere e gratificazione.</p>
<h3>2. La paura di lasciarsi andare</h3>
<p>In altre situazioni, chi soffre di <strong>filofobia</strong> desidera una <strong>relazione</strong> e riconosce il bisogno di <strong>condivisione e intimità</strong>. Tuttavia, la <strong>paura di amare</strong> e la <strong>paura di innamorarsi</strong> sono così forti da portare a <strong>sabotare le relazioni</strong>. Si evitano legami troppo profondi, si mantengono le distanze e spesso si trova un pretesto per interrompere rapporti che stavano nascendo.</p>
<p>Questo comportamento alimenta un <strong>circolo vizioso</strong>: la <strong>persona</strong> si sente sola, ma allo stesso tempo giustifica la propria chiusura come forma di protezione. Così, nel tentativo di evitare la sofferenza, finisce per <strong>autoisolarsi</strong> e sperimentare proprio quella <strong>sofferenza</strong> che voleva evitare.</p>
<h2>Sintomi e comportamenti della filofobia</h2>
<p>Tra i principali <strong>sintomi della filofobia</strong> troviamo:</p>
<ul data-spread="false">
<li>
<p><strong>Ansia</strong> o <strong>disagio</strong> di fronte alla possibilità di una <strong>relazione</strong> o di un nuovo <strong>rapporto</strong>;</p>
</li>
<li>
<p>Difficoltà a fidarsi o lasciarsi andare emotivamente;</p>
</li>
<li>
<p>Tendenza ad allontanarsi quando il <strong>legame</strong> diventa più intimo;</p>
</li>
<li>
<p><strong>Sensazione</strong> di perdita di <strong>controllo</strong> e <strong>vulnerabilità</strong>;</p>
</li>
<li>
<p>Bisogno di mantenere il <strong>distacco</strong> per <strong>paura dell’amore</strong> e del rifiuto;</p>
</li>
<li>
<p>Dubbi continui sulle proprie <strong>capacità</strong> di stare in <strong>coppia</strong> e di reggere il <strong>coinvolgimento</strong>.</p>
</li>
</ul>
<p>Questi <strong>comportamenti</strong> non derivano da mancanza di <strong>affetto</strong>, ma da una <strong>paura dell’amore</strong> profonda e spesso inconscia, che può assumere le <strong>dimensioni</strong> di altre <strong>fobie</strong> specifiche.</p>
<h2>Filofobia in psicologia: diagnosi e riferimenti</h2>
<p>Dal punto di vista della <strong>psicologia</strong>, la <strong>filofobia</strong> non è una diagnosi ufficiale nel <strong>DSM‑5</strong>: non esiste una voce “filofobia” come <strong>disturbo</strong> a sé stante. Piuttosto, si può parlare di paura specifica legata al <strong>coinvolgimento</strong> affettivo che, in alcuni <strong>casi</strong>, si associa a <strong>disturbi d’ansia</strong>, evitamento dell’intimità o altre <strong>fobie</strong>. La <strong>diagnosi</strong> spetta sempre a un professionista; il presente <strong>contenuto</strong> ha finalità informative e non sostituisce una valutazione clinica.</p>
<p><em>Riferimento</em>: nella pratica clinica, il fenomeno è osservato in numerosi <strong>individui</strong> e <strong>persone</strong>, spesso in <strong>situazioni</strong> in cui precedenti ferite relazionali hanno reso l’<strong>oggetto</strong> “amore” potenzialmente pericoloso.</p>
<h2>Un breve test di auto‑valutazione (non diagnostico)</h2>
<p>Questo <strong>test</strong> serve solo come spunto di riflessione: rispondi Vero/Falso.</p>
<ol data-spread="false" start="1">
<li>
<p>Evito <strong>legami</strong> profondi per paura di essere ferito.</p>
</li>
<li>
<p>Quando sento <strong>innamoramento</strong>, provo <strong>ansia</strong> e voglia di fare un passo indietro.</p>
</li>
<li>
<p>Inizio <strong>relazioni</strong> ma le interrompo quando cresce l’<strong>intimità</strong>.</p>
</li>
<li>
<p>Mi sento spesso senza <strong>controllo</strong> quando vivo <strong>emozioni</strong> intense.</p>
</li>
<li>
<p>Penso che, per stare al sicuro, sia meglio non provare <strong>sentimento</strong>.</p>
</li>
</ol>
<p>Se hai risposto “Vero” a molte affermazioni, potresti riconoscerti in alcune parti della <strong>filofobia</strong>. Solo un professionista può fare una <strong>diagnosi</strong>.</p>
<h2>Trattamento e cura: come superare la paura dell’amore</h2>
<p>Sul <strong>fronte</strong> del <strong>trattamento</strong>, la <strong>cura</strong> della filofobia passa attraverso percorsi evidence‑based. In <strong>modalità</strong> individuale o di <strong>coppia</strong>, possono essere utili:</p>
<ul data-spread="false">
<li>
<p><strong>Psicoterapia</strong> (ad es. cognitivo‑comportamentale, schema therapy, approcci focalizzati sulle <strong>emozioni</strong>);</p>
</li>
<li>
<p>Interventi sul <strong>controllo</strong> dell’<strong>ansia</strong> e tecniche di regolazione emotiva;</p>
</li>
<li>
<p>Lavoro su <strong>barriere</strong> e credenze disfunzionali sul <strong>legame</strong> e sull’<strong>affetto</strong>;</p>
</li>
<li>
<p>Addestramento alle <strong>modalità</strong> di comunicazione e al contatto;</p>
</li>
<li>
<p>In alcuni <strong>casi</strong>, invio al medico per valutazioni sulla <strong>salute</strong> generale.</p>
</li>
</ul>
<blockquote>
<p>Nella mia esperienza clinica, molte <strong>persone filofobiche</strong> scoprono che imparare a fidarsi, poco alla volta, è possibile. L’<strong>amore</strong> può tornare a essere una fonte di crescita e non di <strong>paura</strong>.</p>
</blockquote>
<p>Se desideri un <strong>servizio</strong> di <strong>consulenza</strong> o un percorso personalizzato, puoi contattarmi: valuteremo insieme <strong>modo</strong> e tempi più adatti alla tua <strong>vita</strong> e alla tua <strong>storia</strong>.</p>
<h2>Relazioni di coppia e barriere al coinvolgimento</h2>
<p>Nella <strong>coppia</strong>, la <strong>filofobia</strong> può generare fraintendimenti: il <strong>partner</strong> può interpretare il <strong>distacco</strong> come mancanza di <strong>affetto</strong>. In realtà, la <strong>persona</strong> cerca di proteggersi. Alcuni suggerimenti pratici:</p>
<ul data-spread="false">
<li>
<p>Esplicitare bisogni e limiti del <strong>coinvolgimento</strong> fin dall’inizio della <strong>relazione</strong>;</p>
</li>
<li>
<p>Concordare <strong>modalità</strong> graduali di <strong>contatto</strong> e vicinanza;</p>
</li>
<li>
<p>Riconoscere i segnali di <strong>ansia</strong> e attivare strategie di <strong>regolazione</strong>;</p>
</li>
<li>
<p>Cercare un <strong>punto di vista</strong> condiviso, magari con l’aiuto di un professionista;</p>
</li>
<li>
<p>Ricordare che la <strong>qualità</strong> del <strong>legame</strong> si costruisce nel <strong>tempo</strong>.</p>
</li>
</ul>
<h2>In sintesi</h2>
<ul data-spread="false">
<li>
<p>La <strong>filofobia</strong> è la <strong>paura di amare</strong> e di essere amati.</p>
</li>
<li>
<p>Spesso nasce da <strong>esperienze</strong> di <strong>sofferenza</strong> o <strong>rifiuto</strong>.</p>
</li>
<li>
<p>Può portare a <strong>chiusura emotiva</strong>, <strong>ansia</strong> e <strong>sabotaggio delle relazioni</strong>.</p>
</li>
<li>
<p>Con <strong>consapevolezza</strong>, <strong>cura</strong> e <strong>supporto terapeutico</strong>, si può superare e ritrovare fiducia nei <strong>legami</strong>.</p>
</li>
</ul>
<h2>Domande frequenti sulla filofobia</h2>
<h4>Che cos’è la filofobia?</h4>
<p>È una <strong>fobia</strong> relazionale che indica la <strong>paura intensa</strong> di innamorarsi o di entrare in una <strong>relazione</strong> affettiva.</p>
<h4>Quali sono i sintomi della filofobia?</h4>
<p>Tra i <strong>sintomi</strong> più comuni ci sono <strong>ansia</strong>, evitamento, difficoltà nel lasciarsi andare, <strong>paura del rifiuto</strong> e <strong>sabotaggio delle relazioni</strong>.</p>
<h4>Quali sono le cause della filofobia?</h4>
<p>Possono includere traumi emotivi, <strong>esperienze</strong> sentimentali negative, <strong>relazioni</strong> familiari difficili o <strong>paura dell’abbandono</strong>.</p>
<h4>Come capire se si soffre di filofobia?</h4>
<p>Se eviti <strong>relazioni</strong> affettive, provi <strong>ansia</strong> quando qualcuno si avvicina troppo o temi di essere ferito, potresti riconoscerti in alcuni aspetti della <strong>filofobia</strong>.</p>
<h4>Come si cura la filofobia?</h4>
<p>Attraverso un percorso terapeutico è possibile elaborare le <strong>paure</strong> legate all’<strong>amore</strong>, migliorare l’autostima e costruire <strong>relazioni</strong> più serene e autentiche.</p>
<h4>Come superare la filofobia?</h4>
<p>Lavorando su <strong>barriere</strong> e credenze, imparando tecniche di regolazione dell’<strong>ansia</strong> e, se utile, intraprendendo una <strong>psicoterapia</strong> mirata.</p>
<h4>Perché si soffre di filofobia?</h4>
<p>Spesso per la combinazione di <strong>esperienze</strong> dolorose, <strong>fobie</strong> apprese e timore di perdere il <strong>controllo</strong> nelle <strong>relazioni</strong>.</p>
<h4>Come comportarsi con chi soffre di filofobia?</h4>
<p>Essere empatici, non forzare il <strong>coinvolgimento</strong>, rispettare i <strong>tempi</strong> dell’altro e, se serve, proporre un aiuto professionale.</p>
<h4>Che cos’è la filofobia in psicologia?</h4>
<p>Un <strong>quadro</strong> di <strong>paura dell’amore</strong> che, pur non essendo una diagnosi autonoma nel <strong>DSM 5</strong>, può rientrare tra i <strong>disturbi</strong> d’<strong>ansia</strong> o nelle <strong>fobie</strong> specifiche.</p>
<h4>philofobia e filofobia sono la stessa cosa?</h4>
<p>Sì: <em>philofobia</em> è una variante ortografica usata talvolta come <strong>termine</strong> di <strong>riferimento</strong>, ma in italiano si usa <strong>filofobia</strong>.</p>
<p>Se ti riconosci in queste parole e senti che la <strong>paura di amare</strong> ti impedisce di vivere <strong>relazioni</strong> autentiche, <strong>puoi contattarmi per parlarne insieme</strong>. Un percorso psicologico può aiutarti a comprendere e trasformare questa <strong>fobia dell’amore</strong> in una nuova possibilità di incontro.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Claustrofobia</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/ansia/claustrofobia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2019 10:23:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Fobie specifiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Definizione e origine del termine Qualche informazione sulla claustrofobia. Ho già fatto un video sull&#8217;agorafobia, in cui spiego le sue principali caratteristiche. La claustrofobia è considerata il suo opposto, o meglio, una condizione complementare. Il termine &#8220;claustrofobia&#8221; deriva dal latino claustrum, che significa &#8220;chiostro&#8221; o &#8220;luogo chiuso&#8221;, e dal greco phobos, che significa &#8220;paura&#8221;. Questa [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 data-start="76" data-end="115">Definizione e origine del termine</h2>
<p data-start="117" data-end="575">Qualche informazione sulla claustrofobia. Ho già fatto un video sull&#8217;agorafobia, in cui spiego le sue principali caratteristiche. La claustrofobia è considerata il suo opposto, o meglio, una condizione complementare. Il termine &#8220;claustrofobia&#8221; deriva dal latino <em data-start="379" data-end="390">claustrum</em>, che significa &#8220;chiostro&#8221; o &#8220;luogo chiuso&#8221;, e dal greco <em data-start="447" data-end="455">phobos</em>, che significa &#8220;paura&#8221;. Questa fobia consiste infatti nella paura intensa e irrazionale degli spazi chiusi o angusti.</p>
<h3 data-start="577" data-end="621">La claustrofobia come disturbo d&#8217;ansia</h3>
<p data-start="623" data-end="788">Si tratta di un disturbo d&#8217;ansia, il che significa che porta con sé molti dei sintomi tipici dell&#8217;ansia e degli attacchi di panico. Chi ne soffre può sperimentare:</p>
<ul data-start="790" data-end="971">
<li data-start="790" data-end="828">Una forte sensazione di agitazione</li>
<li data-start="829" data-end="856">La perdita di controllo</li>
<li data-start="857" data-end="882">La paura di impazzire</li>
<li data-start="883" data-end="971">Il bisogno impellente di scappare, evadere o uscire dalla situazione in cui si trova</li>
</ul>
<p data-start="973" data-end="1094">La claustrofobia è meno frequente rispetto all&#8217;agorafobia, ma ha comunque un’incidenza significativa sulla popolazione.</p>
<h3 data-start="1096" data-end="1137">Spazi chiusi e relazioni vincolanti</h3>
<p data-start="1139" data-end="1576">La claustrofobia non riguarda solo gli spazi chiusi in senso fisico, come ascensori o stanze senza finestre, ma può manifestarsi anche in contesti relazionali. Alcune persone claustrofobiche percepiscono come soffocanti le relazioni troppo vincolanti, eccessivamente strette o opprimenti. In questo senso, la paura dello spazio chiuso si estende anche a dinamiche interpersonali in cui si avverte una limitazione della propria libertà.</p>
<h3 data-start="1578" data-end="1614">Contesti che scatenano disagio</h3>
<p data-start="1616" data-end="1817">Le persone claustrofobiche possono provare disagio in situazioni in cui si sentono intrappolate o incapaci di sottrarsi a una determinata condizione. Alcuni degli ambienti più problematici includono:</p>
<ul data-start="1819" data-end="2174">
<li data-start="1819" data-end="1895"><strong data-start="1821" data-end="1842">Gallerie e tunnel</strong>: la mancanza di uscite visibili può generare ansia</li>
<li data-start="1896" data-end="1954"><strong data-start="1898" data-end="1911">Ascensori</strong>: il timore di rimanere bloccati è comune</li>
<li data-start="1955" data-end="2061"><strong data-start="1957" data-end="1966">Aerei</strong>: non per paura di volare, ma per l’impossibilità di lasciare l’ambiente in qualsiasi momento</li>
<li data-start="2062" data-end="2174"><strong data-start="2064" data-end="2092">Mezzi pubblici affollati</strong>: autobus, treni e metropolitane possono essere percepiti come spazi costrittivi</li>
</ul>
<h3 data-start="2176" data-end="2205">Strategie di evitamento</h3>
<p data-start="2207" data-end="2357">Per evitare di trovarsi in situazioni ansiogene, chi soffre di claustrofobia spesso mette in atto comportamenti di evitamento. Questo può portare a:</p>
<ul data-start="2359" data-end="2560">
<li data-start="2359" data-end="2447">Rifiutare inviti o opportunità che implicano l’uso di determinati mezzi di trasporto</li>
<li data-start="2448" data-end="2493">Allontanarsi da luoghi chiusi o affollati</li>
<li data-start="2494" data-end="2560">Evitare relazioni che vengono percepite come troppo vincolanti</li>
</ul>
<p data-start="2562" data-end="2834">A differenza dell&#8217;agorafobia, in cui la paura è legata al timore di sentirsi male in pubblico o di non ricevere aiuto in caso di bisogno, la claustrofobia è caratterizzata dall&#8217;ansia derivante dall’impossibilità di scappare o di esercitare il controllo sulla situazione.</p>
<h3 data-start="2836" data-end="2883">Differenze tra claustrofobia e agorafobia</h3>
<p data-start="2885" data-end="3248">La distinzione tra claustrofobia e agorafobia è fondamentale per comprendere meglio queste due condizioni. L’agorafobia è la paura dello spazio aperto, ma in un senso più ampio: non si tratta solo di un luogo fisico, ma anche della paura di trovarsi in una situazione dalla quale potrebbe essere difficile allontanarsi, soprattutto in presenza di altre persone.</p>
<p data-start="3250" data-end="3551">La claustrofobia, al contrario, riguarda la paura di trovarsi in spazi chiusi o in situazioni percepite come limitanti, sia a livello fisico che relazionale. Un ascensore, un ufficio senza finestre o una relazione soffocante possono generare la stessa sensazione di oppressione e perdita di libertà.</p>
<h3 data-start="3553" data-end="3600">Regolare la distanza relazionale e fisica</h3>
<p data-start="3602" data-end="3925" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Le persone claustrofobiche tendono a cercare un equilibrio costante tra vicinanza e libertà, sia nei rapporti sociali che negli spazi fisici. Questo bisogno di controllo può influenzare scelte quotidiane, relazioni e comportamenti, rendendo necessario un approccio mirato per affrontare e gestire la fobia in modo efficace.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Paura della Risonanza Magnetica? Paura degli spazi chiusi?</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/ansia/paura-della-risonanza-magnetica-paura-degli-spazi-chiusi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2019 15:57:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Fobie specifiche]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://staging.matteoradavelli.it/paura-della-risonanza-magnetica-paura-degli-spazi-chiusi/</guid>

					<description><![CDATA[<p>“Buongiorno dottore, la contatto perché sono terrorizzata. A breve dovrò affrontare un intervento e mi hanno prescritto degli esami. Sono fiduciosa nell’intervento dei medici infatti ciò di cui ho una grande paura non è la mia malattia ma affrontare la risonanza magnetica. Sapere di dover entrare in quel buco, non avere vie d’uscita e vedermi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><span>“</span></em><i><span>Buongiorno dottore, </span></i></p>
<p><i><span>la contatto perché sono terrorizzata. A breve dovrò affrontare un intervento e mi hanno prescritto degli esami. Sono fiduciosa nell’intervento dei medici infatti ciò di cui ho una grande paura non è la mia malattia ma affrontare la risonanza magnetica. Sapere di dover entrare in quel buco, non avere vie d’uscita e vedermi rinchiusa, come se improvvisamente il tubo si stringesse e mi inghiottisse, beh, mi fa stare molto male. Soffro di tachicardia, mi si accelera il battito e le idee si confondono, ho nausea e perdo il controllo della situazione. Ho paura di quello che mi potrebbe succedere quando effettivamente la affronterò. Mi può aiutare?.  Marzia”   </span></i></p>
</p>
<p>La claustrofobia è una delle fobie maggiormente diffuse. Il termine deriva <b>dal latino</b> <b>“claustrum” ovvero luogo chiuso e dalla parola greca phobia, paura.</b></p>
<p>Sensazione di soffocamento, disapnea, vertigini, iperventilazione, sudorazione, nausea, tremori, formicolio degli arti inferiori, secchezza delle fauci, difficoltà a mantenere il controllo. Queste le manifestazioni tipiche, <a href="/i-sintomi-di-alice-pi-nel-dettaglio/">i sintomi</a> principali che non sempre sono tutti presenti e generalmente vengono meno quando il soggetto esce dalla situazione scatenante. </p>
</p>
<p>Tendenzialmente la<a href="/che-senso-hanno-i-sintomi-psicologici/"> sintomatologia</a> si manifesta in tipiche circostanze come: ascensori, tunnel, gallerie, sotterranei, metropolitana. Una situazione molto complessa, per chi soffre di questa fobia è <b>l’apparecchio per la risonanza magnetica: l’idea di infilarsi in un tubo stretto, chiuso, con poca aria, è uno degli incubi peggiori</b>. A tal proposito infatti negli ospedali posseggono apparecchiature ad hoc ovvero macchinari che non chiudono completamente la persona al loro interno. </p>
</p>
<p>Andare al cinema è un’altra esperienza che, per i claustrofobici, potrebbe essere complessa: stare in un luogo, seppur ampio, ma privo di finestre e aperture facilmente raggiungibili per uscire fa parte delle circostanze che vengono volontariamente evitate. Lo stesso accade per i sotterranei della metropolitana, luoghi apparentemente con spazio e aria ma con poca luce, molta gente e molto rumore. </p>
</p>
<p><b><span>I </span></b><strong><span>sintomi della claustrofobia</span></strong><span> possono iniziare a presentarsi <b>anche al solo pensiero o se la persona che ne soffre viene sottoposta alla visione di scene che evocano una situazione simile</b>, come in un film. Anche soltanto il sogno o l&#8217;immedesimazione possono suscitare una risposta esagerata. In alcuni casi le persone claustrofobiche possono soffrire della </span><strong><span>paura degli spazi ristretti</span></strong><span> <b>anche nelle relazioni e cercare di evitare un&#8217;eccessiva intimità o un rapporto morboso</b>.  Talvolta anche una camicia abbottonata troppo stretta, una sciarpa o un abbraccio troppo stretto possono stimolare la sensibilità di una persona claustrofobica</span><span>.</span></p>
</p>
<p><span> </span></p>
<p>Quali sono i timori provati? Quali sono le paure che riferiscono i claustrofobici? </p>
</p>
<p>Tra le prime paure raccontate c’è il <b>timore della mancanza d’aria</b>, la carenza d’ossigeno e la difficoltà a respirare. Segue <b>l’intensa paura di morire per soffocamento o di svenire</b>. In taluni casi viene riferita la paura che pareti e pavimento <b>si chiudano schiacciando le persone all’interno</b>. Il tutto si collega alla ricorrente paura di non poter evadere, scappare, avere una via di fuga facile ed immediata. </p>
</p>
<p>Soggetti che soffrono di questa fobia tendono molto spesso a <b>non parlare dei disagi che vivono,</b> i sintomi provati causano un evidente compromissione della vita quotidiana, non parlandone con nessuno spesso sono costretti ad inventare scuse, più o meno plausibili per giustificare dieci piani di scale fatti a piedi. Coloro che soffrono di questo disturbo elaborano, come per altre fobie, <b>una strategia di <a href="/ansia-cronicit-evitamento-anticipazione/">evitamento,</a> atteggiamento che tuttavia non risolve il problema ma lo fa persistere</b>.  Ad oggi in molti sistemi sanitari è presente un macchinario che permette di svolgere la risonanza magnetica evitando di essere totalmente avvolti, una Risonanza Magnetica Aperta. Tuttavia, come affermò Watzlawick (Filosofo e psicologo austriaco) </p>
</p>
<p><b>“rifiutare o scansare una situazione temuta, un problema, da un lato sembra la soluzione più logica, dall’altro però assicura il persistere del problema”</b> pertanto, affrontare le motivazioni alla base che generano la paura potrebbe esser il primo passo per sconfiggerla. </p></p>
<p>The post <a href="https://staging.matteoradavelli.it/ansia/paura-della-risonanza-magnetica-paura-degli-spazi-chiusi/">Paura della Risonanza Magnetica? Paura degli spazi chiusi?</a> appeared first on <a href="https://staging.matteoradavelli.it">Staging Radavelli</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Paura della folla, di fare una coda o di sedersi in treno in mezzo alle persone?  L&#8217;agorafobia!</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/ansia/paura-della-folla-paura-di-fare-una-coda-o-di-sedersi-in-treno-in-mezzo-alle-persone-lagorafobia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2019 12:17:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[Fobie specifiche]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://staging.matteoradavelli.it/paura-della-folla-paura-di-fare-una-coda-o-di-sedersi-in-treno-in-mezzo-alle-persone-lagorafobia/</guid>

					<description><![CDATA[<p>“Sono stato agorafobico per più di vent’anni. La mia vita aveva un raggio molto limitato. Per me andare a Londra, dove sono obbligato ad andare due volte l’anno per lavoro, equivaleva a scalare l’Everest. Dovevo essere accompagnato da almeno due amici. Ci sono stati periodi in cui non uscivo nemmeno per 20 giorni di fila, [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://staging.matteoradavelli.it/ansia/paura-della-folla-paura-di-fare-una-coda-o-di-sedersi-in-treno-in-mezzo-alle-persone-lagorafobia/">Paura della folla, di fare una coda o di sedersi in treno in mezzo alle persone?  L&#8217;agorafobia!</a> appeared first on <a href="https://staging.matteoradavelli.it">Staging Radavelli</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Sono stato agorafobico per più di vent’anni. La mia vita aveva un raggio molto limitato. Per me andare a Londra, dove sono obbligato ad andare due volte l’anno per lavoro, equivaleva a scalare l’Everest. Dovevo essere accompagnato da almeno due amici. Ci sono stati periodi in cui non uscivo nemmeno per 20 giorni di fila, neanche per fare la spesa.”</em></p>
<h2>La Paura della folla, o agorafobia</h2>
<p><strong>L’agorafobia fa parte della categoria generale dei disturbi d’ansia</strong> &#8211; nella stessa famiglia troviamo il disturbo d’ansia generalizzata, <a href="https://staging.matteoradavelli.it/ansia/fobie-specifiche-tutto-quello-che-ce-da-sapere/">la fobia specifica</a>, il disturbo d’ansia sociale e il disturbo di panico &#8211; disturbi che abbiamo già trattato o vedremo in altri articoli successivi.</p>
<p><a href="https://staging.matteoradavelli.it/ansia/agorafobia-come-uscirne/">Il termine agorafobia indica etimologicamente</a>, dal greco antico, “<strong>paura della piazza</strong>”, e quindi paura degli spazi aperti. <strong>Nella realtà il termine si riferisce a molte più situazioni rispetto il significato originario</strong>.<br />
Si estende a tutte le situazioni in cui il soggetto teme di sentirsi male lontano da casa, dove la propria abitazione viene generalmente vissuta come rifugio e luogo sicuro.</p>
<p>La persona con agorafobia cerca di evitare di trovarsi in situazioni come piazze, stadi oppure treni e code, limitando gli spostamenti e la propria vita. </p>
<p>Spesso l&#8217;agorafobia porta alla persona la necessità di farsi accompagnare da una persona di fiducia: l’agorafobico infatti è desideroso di autonomia, prova una grande rabbia per le situazioni in cui non riesce ad esserlo.<br />
<strong>Tale rabbia tuttavia non viene espressa</strong> e, dall’esterno, la persona appare debole e bisognosa di aiuto.</p>
<p>L’agorafobico non teme solo la strada aperta, egli ha paura di trovarsi in mezzo alla folla, fare la coda davanti a uno sportello, di andare allo stadio, di andare a teatro, di andare al ristorante, di andare al supermercato, di viaggiare in treno, in automobile e in aereo. </p>
<p>Ci sono due elementi importanti da sottolineare.</p>
<ul>
<li>Innanzitutto <strong>la “folla”</strong>, spazio di per sé neutro è come se acquistasse una valenza paurosa per il solo fatto di essere popolato da gente. Non a caso <strong>i pazienti riferiscono di stare meglio se, per esempio, un ristorante è poco frequentato</strong>.</li>
<li>Il secondo elemento è che i <strong>luoghi raccolti e meno frequentati</strong>, teoricamente più rassicuranti per l’agorafobico, sono in realtà <strong>altrettanto temuti</strong> qualora impediscano all’individuo, in caso di malore, di fuggire per rifugiarsi a casa il più presto possibile.</li>
</ul>
<p>L’agorafobia quindi è anche caratterizzata dalla <strong>paura di non avere una chiara ed immediata via d’uscita qualora venga avvertita una minaccia</strong> di morte. </p>
<h3>Quali sono le paure dell’agorafobico?</h3>
<p>Come per altre fobie, anche per l’agorafobia ci sono paure che la contraddistinguono, paure spesso sovrapponibili con quelle di altre problematiche della stessa famiglia. </p>
<p>L’agorafobico teme infatti di essere in mezzo alla folla, in una piazza, sul tram, in coda al supermercato e perdere totalmente il controllo, teme di svenire, di sentire tachicardia e sudorazione, di stare male e temere di avere di conseguenza un infarto.<br />
<strong>Ha una grande paura di stare male, avere bisogno di aiuto ma rimanerne privo</strong>.</p>
<p>L’agorafobico, quindi, <strong>ha paura di morire</strong>: spesso questa è una paura che rimane sotto il livello di coscienza, paura <strong>espressa attraverso una generica ma molto pesante sensazione di allarme e di pericolo imminente</strong>. </p>
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