+39 347 9177302

Paura della Risonanza Magnetica? Paura degli spazi chiusi?

Buongiorno dottore,

la contatto perché sono terrorizzata. A breve dovrò affrontare un intervento e mi hanno prescritto degli esami. Sono fiduciosa nell’intervento dei medici infatti ciò di cui ho una grande paura non è la mia malattia ma affrontare la risonanza magnetica. Sapere di dover entrare in quel buco, non avere vie d’uscita e vedermi rinchiusa, come se improvvisamente il tubo si stringesse e mi inghiottisse, beh, mi fa stare molto male. Soffro di tachicardia, mi si accelera il battito e le idee si confondono, ho nausea e perdo il controllo della situazione. Ho paura di quello che mi potrebbe succedere quando effettivamente la affronterò. Mi può aiutare?.  Marzia”   

La claustrofobia è una delle fobie maggiormente diffuse. Il termine deriva dal latino “claustrum” ovvero luogo chiuso e dalla parola greca phobia, paura.

Sensazione di soffocamento, disapnea, vertigini, iperventilazione, sudorazione, nausea, tremori, formicolio degli arti inferiori, secchezza delle fauci, difficoltà a mantenere il controllo. Queste le manifestazioni tipiche, i sintomi principali che non sempre sono tutti presenti e generalmente vengono meno quando il soggetto esce dalla situazione scatenante.

Tendenzialmente la sintomatologia si manifesta in tipiche circostanze come: ascensori, tunnel, gallerie, sotterranei, metropolitana. Una situazione molto complessa, per chi soffre di questa fobia è l’apparecchio per la risonanza magnetica: l’idea di infilarsi in un tubo stretto, chiuso, con poca aria, è uno degli incubi peggiori. A tal proposito infatti negli ospedali posseggono apparecchiature ad hoc ovvero macchinari che non chiudono completamente la persona al loro interno.

Andare al cinema è un’altra esperienza che, per i claustrofobici, potrebbe essere complessa: stare in un luogo, seppur ampio, ma privo di finestre e aperture facilmente raggiungibili per uscire fa parte delle circostanze che vengono volontariamente evitate. Lo stesso accade per i sotterranei della metropolitana, luoghi apparentemente con spazio e aria ma con poca luce, molta gente e molto rumore.

sintomi della claustrofobia possono iniziare a presentarsi anche al solo pensiero o se la persona che ne soffre viene sottoposta alla visione di scene che evocano una situazione simile, come in un film. Anche soltanto il sogno o l’immedesimazione possono suscitare una risposta esagerata. In alcuni casi le persone claustrofobiche possono soffrire della paura degli spazi ristretti anche nelle relazioni e cercare di evitare un’eccessiva intimità o un rapporto morboso.  Talvolta anche una camicia abbottonata troppo stretta, una sciarpa o un abbraccio troppo stretto possono stimolare la sensibilità di una persona claustrofobica.

 

Quali sono i timori provati? Quali sono le paure che riferiscono i claustrofobici?

Tra le prime paure raccontate c’è il timore della mancanza d’aria, la carenza d’ossigeno e la difficoltà a respirare. Segue l’intensa paura di morire per soffocamento o di svenire. In taluni casi viene riferita la paura che pareti e pavimento si chiudano schiacciando le persone all’interno. Il tutto si collega alla ricorrente paura di non poter evadere, scappare, avere una via di fuga facile ed immediata.

Soggetti che soffrono di questa fobia tendono molto spesso a non parlare dei disagi che vivono, i sintomi provati causano un evidente compromissione della vita quotidiana, non parlandone con nessuno spesso sono costretti ad inventare scuse, più o meno plausibili per giustificare dieci piani di scale fatti a piedi. Coloro che soffrono di questo disturbo elaborano, come per altre fobie, una strategia di evitamento, atteggiamento che tuttavia non risolve il problema ma lo fa persistere.  Ad oggi in molti sistemi sanitari è presente un macchinario che permette di svolgere la risonanza magnetica evitando di essere totalmente avvolti, una Risonanza Magnetica Aperta. Tuttavia, come affermò Watzlawick (Filosofo e psicologo austriaco)

“rifiutare o scansare una situazione temuta, un problema, da un lato sembra la soluzione più logica, dall’altro però assicura il persistere del problema” pertanto, affrontare le motivazioni alla base che generano la paura potrebbe esser il primo passo per sconfiggerla. 

69%
Il 69% delle persone che fanno terapia con noi hanno già svolto terapia
12%
Il 12% di queste è psicologo/psicoterapeuta e sceglie noi per la sua terapia personale
25%
Il 25% dei pazienti che seguiamo provengono dalle piattaforme. Si tratta di persone con difficoltà che loro non riescono/possono trattare
Inizia un viaggio nella tua mente e nella tua storia
Ecco i prossimi passi
1

Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

3

Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.