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La maternità e i quadri clinici possibili dopo il parto

Tutti conosciamo il termine depressione post-partum ma cos’è? Quali sono i sintomi e le emozioni? Può essere più o meno grave?

La maternità è un’esperienza molto complessa, è fuori dubbio che comporti uno sforzo di adattamento psicologico, fisiologico e sociale. Tale sforzo se non sostenuto può esporre la futura mamma a quadri clinici, soprattutto depressivi, di diversa entità e gravità.

Il primo e più lieve quadro riscontrato è chiamato baby blues o maternità blues, è un lieve disturbo emozionale transitorio di cui soffre più della metà delle donne occidentali e che insorge nei giorni immediatamente successivi al parto. Con il termine blues si indica un momento di abbassamento del tono dell’umore con annesse sensazioni di stanchezza, tristezza, sfiducia e crisi di pianto.  Questo stato emozionale si accentua entro il quartoquinto giorno dal parto, generalmente in corrispondenza della montata lattea. Questa condizione può durare dal alcune ore ad alcuni giorni e si risolve generalmente spontaneamente.

Questo stato d’animo può stupire le neo-mamme perché l’immagine comune della gravidanza e della nascita riportano l’idea di felicità, serenità. Tuttavia può accadere che la realtà dell’evento sia diversa: alla neo mamma spesso non è consentito provare emozioni negative o dedicare del tempo a se stessa, deve generalmente provvedere al bambino, in caso contrario corre il rischio di essere considerata egoista, criticata e giudicata. Lo scarto spesso presente tra pressioni sociali, mostrarsi serene e soddisfatte e le difficoltà emotive e pratiche dovute alle nuove responsabilità, possono contribuire a sviluppare un senso di inadeguatezza e sentirsi in colpa. Possono aggiungersi sintomi fisici quali mal di testa, senso di stanchezza, insonnia.  È inoltre probabile che, dopo la nascita del figlio, la realtà risulti diversa da ciò che la neo mamma si aspettava, così come le cure richieste risultano diverse e notevolmente più impegnative, la sensazione generata da questo ovvero di vulnerabilità può essere compensata con la vicinanza fisica del neonato: stando a contatto mamma e figlio possono conoscersi: cresce quella relazione speciale che il senso comune spesso da per scontata cosa che invece deve essere costruita, gradualmente, esplorandosi e conoscendosi. In tal modo il baby blues potrebbe essere velocemente superato evitando che la situazione aggravi.

 

COSA POTREBBE SUCCEDERE SE IL BABY BLUES NON SI RISOLVE?

Qualora il baby blues non abbia esiti positivi è possibile che si evolva in uno stato più complesso, che comporta sintomi ben più sfiancanti e duraturi, sintomi tipici della depressione e dei disturbi dell’umore. Dati Istat del 2016 riportano che in occidente la depressione post partum colpisce circa il 1015% delle donne che partoriscono; può iniziare nelle settimane successive alla nascita e può durare anche per un anno.

I sintomi sono tipicamente depressivi: umore depresso, perdita dell’interesse e del piacere di fare, insonnia o iper-insonnia, agitazione o rallentamento dell’attività giornaliera. La sensazione più comune è “quella di non farcela più”, la donna prova profonda stanchezza e sensazioni di inadeguatezza nei confronti delle richieste del figlio, si sente priva di valore e colpevole di non valere nulla.

È infine riconosciuto uno stato ancor più complesso definito psicosi puerperale. Quest’ultimo è un quadro depressivo molto grave, comporta una destrutturazione delle funzioni psichiche, una compromissione dell’esame di realtà ovvero la capacità di differenziare gli stimoli provenienti dal mondo esterno da quelli interni. In alcuni casi si riscontra l’insorgenza di deliri e allucinazioni. Spesso, in questo quadro, si descrive la paura della mamma di stare vicino al proprio figlio: paure paranoidi di venire derubate o avvelenate. Queste madri sono descritte spesso come inappetenti, apatiche, trascurano sé stesse e la loro igiene. È una condizione molto grave che si presenta più raramente soprattutto in donne molto vulnerabili che spesso presentano una storia di patologie psichiatriche e sono inserite in contesti familiari e sociali non supportivi.

Il contesto è un fondamentale mediatore del benessere, qualora sia supportivo, tollerante nei confronti delle difficoltà delle madri, mostrando fiducia in lei e sostegno i sintomi qui riportanti possono attenuarsi o avviarsi verso una loro risoluzione. In caso contrario possono persistere per mesi o anni compromettendo anche la relazione con il bambino. È fondamentale comprendere che aver sensazioni e emozioni negative successivamente alla nascita di un figlio è possibile ed è anche più comune di quanto ogni neo mamma immagina.

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