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	<title>Disturbi del comportamento alimentare - Staging Radavelli</title>
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		<title>Come amare il proprio corpo</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/disturbi-del-comportamento-alimentare/5269/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2024 06:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi del comportamento alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tema delicato, su cui si sta discutendo tanto, tema su cui mi vengono fatte tantissime domande sui social Instagram e YouTube. Ti sei mai chiesto come amare di più il tuo corpo? Ti sei mai chiesto cosa può essere fatto per migliorare la tua immagine e il tuo senso di soddisfazione? In questo articolo, entriamo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tema delicato, su cui si sta discutendo tanto, tema su cui mi vengono fatte tantissime domande sui social Instagram e YouTube. Ti sei mai chiesto come amare di più il tuo corpo? Ti sei mai chiesto cosa può essere fatto per migliorare la tua immagine e il tuo senso di soddisfazione? In questo articolo, entriamo a parlare di questo argomento, e non lo farò come la maggioranza delle volte accade: non ti dirò che devi seguire un&#8217;alimentazione sana, non ti dirò che devi fare regolare attività fisica, non ti dirò che devi evitare condotte a rischio come, ad esempio, fumare o bere, non ti dirò che devi riposare abbastanza 7, 8, 10, 12 ore al giorno. Insomma, ogni ricerca dice quello che vuole e quello che trova.</p>
<p>Probabilmente, già lo sai: il fumatore di turno sa che per migliorare la sua salute dovrebbe smettere di fumare. Non c&#8217;è bisogno che qualcuno glielo dica. Probabilmente, c&#8217;è bisogno che lui capisca o trovi in sé la motivazione per smettere, che è una cosa diversa dal dare il consiglio di buon senso. In questo video ti voglio parlare di altri tre concetti fondamentali che sono sottostanti: accettazione di sé, confronto sociale, e definizione degli obiettivi. Questi tre aspetti, a mio avviso, sono più importanti di tutto il resto non perché quello che ho citato prima non sia importante, ma perché questi sottendono la riuscita, la messa in opera e la messa in atto dei precedenti. Sono delle condizioni necessarie ma non sufficienti per riuscire poi ad applicare le regole di buon comportamento che tutti noi conosciamo, ma che troppo spesso non riusciamo ad applicare.</p>
<h2>Accettazione di Sé</h2>
<p>L&#8217;accettazione di sé è facile a dirsi, estremamente difficile a farsi. Significa riuscire a sospendere un po&#8217; il giudizio nei propri confronti, diventando consapevoli e capendo qualcosa, che sono due cose completamente diverse. Ognuno di noi ha pregi, difetti, aree di forza, punti di miglioramento e via discorrendo. Non esiste il bene assoluto, non esiste qualcosa che è perfetto nella sua totalità per definizione e non esiste qualcosa che non possa essere cambiato. L&#8217;accettazione di sé consiste in una mappa onesta e sincera legata a se stessi, fatta da una parte oggettiva e una soggettiva. Accettazione non vuol dire adeguarsi passivamente allo stato dell&#8217;arte, non vuol dire accettare passivamente un aspetto di sé che non piace. Significa diventare consapevoli delle correlazioni presenti all&#8217;interno del sistema persona e capire che ciò che vediamo come un punto di forza o di debolezza assume una connotazione positiva o negativa in funzione del sistema all&#8217;interno del quale sono inserite.</p>
<p>Le componenti negative che solitamente vengono etichettate come da rimuovere o da cambiare spesso assumono un ruolo funzionale a ciò che noi vogliamo essere o a ciò che siamo già. Ad esempio, quante volte si dice &#8220;guarda che persona di successo, è stato capace di costruirsi da solo&#8221; e poi, conoscendo meglio la persona, si scopre che magari ha avuto un&#8217;infanzia problematica. Si potrebbe pensare che tutta quella parte negativa sia da rimuovere, ma ci si può chiedere quanto e come quelle difficoltà abbiano permesso di diventare la persona di successo che vediamo. Finché non siamo capaci di vedere come l&#8217;insieme dei fattori che viviamo e abbiamo vissuto sono le determinanti di ciò che siamo ora, non siamo capaci di accettare noi stessi. Avremo sempre qualcosa da cambiare, trasformare o togliere, ma il bene assoluto e la correttezza assoluta non esistono. Esiste un equilibrio, e questo gioca un ruolo fondamentale in ciò che effettivamente siamo.</p>
<p>Possiamo tranquillamente includere anche l&#8217;aspetto fisico in questo discorso. L&#8217;accettazione di sé non consiste nell&#8217;adeguarsi passivamente a ciò che di noi stessi non piace, ma nell&#8217;essere consapevoli delle forze e degli equilibri che fanno emergere le caratteristiche uniche che connotano ognuno di noi e che sono esclusivamente nostre. Quel punto di debolezza, l&#8217;area di miglioramento o quel difetto possono essere la base o lo stimolo per lo sviluppo di altre caratteristiche o competenze. Questo impatta tantissimo non solo sull&#8217;aspetto fisico ma anche sulla percezione che abbiamo di noi stessi e su come ci comportiamo. Quante volte una persona che non si sente affascinante sviluppa delle competenze dialettiche, di simpatia o di ironia che altrimenti non avrebbe? E allo stesso modo, quante volte l&#8217;idea di completezza diventa un obiettivo irraggiungibile?</p>
<h2>Il Confronto Sociale</h2>
<p>È facile dire &#8220;non devi far caso al confronto sociale, non paragonarti agli altri, è sbagliato&#8221;. Queste sono cose che avremmo sentito dire, che moralmente hanno anche un senso e che sono giuste da un punto di vista aulico di pensiero, ma sono estremamente difficili da mettere in pratica nella vita quotidiana. Il confronto fa parte del balletto sociale e relazionale in cui ognuno di noi è inserito. Non dobbiamo necessariamente sottrarci al confronto sociale: è qualcosa di importante che ci permette di capire il ruolo che assumiamo nel mondo, la posizione che assumiamo all&#8217;interno di un sistema, di un contesto o di una relazione. Ciò che dobbiamo fare è essere capaci di valutare le fonti e attribuire a ciascuna fonte il peso che merita. Questo è un esercizio difficilissimo, complesso, ma necessario.</p>
<p>Ad esempio, quante volte ci viene comunicata un&#8217;immagine di bellezza, felicità o divertimento che poi in realtà è molto distorta rispetto a ciò che accade nella vita quotidiana? Apriamo i social, vediamo persone bellissime, feste super divertenti e immagini di felicità idilliaca. L&#8217;idea di bellezza che ne risulta è falsata. Noi, vivendo di paragone, ci sentiamo portati a fare una valutazione e a chiederci quanto siamo lontani da questa idea di bellezza, felicità o divertimento. Inevitabilmente, la risposta è: tanto. Questo ci mortifica, ci pone in una situazione di fatica e ci allontana dall&#8217;idea di poter cambiare le cose, perché il gap che vediamo sarà sempre maggiore rispetto alla nostra sensazione di autoefficacia. Dobbiamo valutare le fonti, capire che questa è una visione falsata e che la realtà è diversa.</p>
<h2>La Definizione degli Obiettivi</h2>
<p>Nessuno ci vieta di iniziare oggi a cambiare le cose, a fare un primo passo per trasformare il sistema e darci degli obiettivi. Possiamo iniziare subito, chiudere il video e metterci a fare un piano di sviluppo personale. Questo non ha a che fare necessariamente con il raggiungimento dell&#8217;obiettivo, ma con l&#8217;idea di prendersi cura di sé e di sentirsi attivi, capaci e proattivi. In terapia si dice di darsi &#8220;agency&#8221;, ovvero la capacità di sentirsi padroni della propria trasformazione. Ci sarà sempre qualcosa da migliorare, qualcosa che non piace, ma l&#8217;idea di sentirsi efficaci suscita benessere e permette di lavorare attivamente sull&#8217;accettazione di sé e sulla sospensione del giudizio e del confronto sociale.</p>
<p>Fammi sapere cosa ne pensi, se ti ritrovi in questo discorso. Ho scelto di non fare un articolo legato esclusivamente al buon senso. Fammi sapere che percorso di trasformazione hai fatto nei commenti. A presto!</p>
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		<title>Bulimia: un DCA che non salta all&#8217;occhio</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/disturbi-del-comportamento-alimentare/bulimia-un-dca-che-non-salta-allocchio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Mar 2021 09:42:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bulimia]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbi del comportamento alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un precedente articolo abbiamo parlato di anoressia, ora vediamo in cosa consiste questo secondo disturbo del comportamento alimentare e quali sono le caratteristiche che lo differenziano dall&#8217;altro. Anoressia e bulimia molto spesso condividono dei sintomi che possono trarre in inganno, soprattutto per quanto riguarda la fase diagnostica. La bulimia è un disturbo del comportamento [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In un precedente articolo abbiamo parlato di <a href="https://staging.matteoradavelli.it/anoressia-il-dca-piu-conosciuto/">anoressia</a>, ora vediamo in cosa consiste questo secondo disturbo del comportamento alimentare e quali sono le caratteristiche che lo differenziano dall&#8217;altro.</p>
<p>Anoressia e bulimia molto spesso condividono dei sintomi che possono trarre in inganno, soprattutto per quanto riguarda la fase diagnostica. La bulimia è un disturbo del comportamento alimentare che è caratterizzato da <strong>frequenti abbuffate</strong>, durante le quali la persona introduce un numero eccessivo e sproporzionato di calorie rispetto al proprio fabbisogno, e sono successivamente seguite da <strong>condotte compensatorie</strong> ossia tutti quei comportamenti rivolti a cercare di smaltire le calorie assunte: vomito, induzione del vomito, iper allenamento, utilizzo di lassativi, utilizzo di diuretici, ecc&#8230; Le persone bulimiche hanno una grande angoscia rispetto al proprio peso e hanno una connessione diretta tra l&#8217;autostima e il peso o la propria forma corporea. Solitamente mettono in atto questi comportamenti subito prima o subito dopo momenti definiti disforici, momenti di stress o alterazioni nello stato emotivo.</p>
<p>Anche la bulimia, come l&#8217;anoressia, è una patologia prevalentemente femminile, la sua incidenza va dallo 0,3 al 9,4% mentre negli uomini è presente tra lo 0,1 e l&#8217;1,4%. Ci sono delle caratteristiche importantissime che differenziano l&#8217;anoressia dalla bulimia e la prima, la più importante di tutte, è sicuramente il peso. Poiché se l&#8217;anoressico è esplicitamente sottopeso, cioè ha una magrezza preoccupante, non è affatto detto che lo sia il bulimico. Anzi <strong>solitamente il bulimico è normopeso</strong>, o leggermente sovrappeso, questo perché tutte le condotte compensatorie messe in atto non sono così efficaci perché sono spot mentre il comportamento dell&#8217;anoressico è restrittivo e costante.</p>
<p>Un&#8217;altra differenza rispetto all&#8217;anoressia è l&#8217;<strong>età in cui il disturbo insorge</strong>: se l&#8217;anoressia colpisce soprattutto in adolescenza, la bulimia può presentarsi tra i 16 ed i 40 anni circa. Anch&#8217;essa è un disturbo del comportamento alimentare e come tale va trattata, e adesso il trattamento prevede degli interventi sia dal punto di vista clinico, medico, sanitario, sia dal punto di vista psicologico. Anche qui ci sono degli aspetti importanti legati a qual è il tessuto sociale interno nel quale siamo cresciuti, e all&#8217;interno del quale continuiamo a vivere. L&#8217;intervento migliore è quello <strong>combinato dal punto di vista medico e dal punto di vista psicoterapeutico</strong>.</p>
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<img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-416" src="https://staging.matteoradavelli.it/wp-content/uploads/2020/01/matteoradavelli-badge-150x150.png" alt="Psicologo Como" width="100" height="100" />Dr. Matteo Radavelli &#8211; Psicoterapeuta e Psicologo Como<br />
Via Dante Alighieri 95, 22100 Como CO<br />
+393479177302<br />
info@matteoradavelli.it</p>
<p></p>
<p>Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo ad orientamento sistemico relazionale, ho conseguito la Laurea in Psicologia Clinica e Neuropsicologia presso l&#8217;Università degli studi di Milano Bicocca, con successiva specializzazione in psicoterapia presso lo European Institute of Systemic-relational Therapies (E.I.S.T.). Svolgo la mia attività come professionista dal 2011 e mi occupo di percorsi di psicoterapia individuale, psicoterapia di coppia e familiare.<br />
<br />
Dirigo e coordino 7 studi di psicologia a <a href="https://staging.matteoradavelli.it/sede/como/">Como</a> e in provincia di Lecco e di Monza Brianza
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		<title>I disturbi della nutrizione</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/disturbi-del-comportamento-alimentare/i-disturbi-della-nutrizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Mar 2021 10:22:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi del comportamento alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proseguiamo l&#8217;excursus sui disturbi del comportamento alimentare parlando dei disturbi della nutrizione e della alimentazione. Questi si differenziano dall&#8217;anoressia e dalla bulimia perché si concentrano su un utilizzo del cibo o comunque delle pratiche connesse al cibo che non sono necessariamente connesse al peso o a strategie compensatorie. Sono legati principalmente a delle devianze o [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Proseguiamo l&#8217;excursus sui <a href="https://staging.matteoradavelli.it/disturbi-del-comportamento-alimentare-o-dca/">disturbi del comportamento alimentare</a> parlando dei disturbi della nutrizione e della alimentazione. Questi si differenziano dall&#8217;anoressia e dalla bulimia perché si concentrano su un utilizzo del cibo o comunque delle pratiche connesse al cibo che <strong>non sono necessariamente connesse al peso</strong> o a strategie compensatorie. Sono legati principalmente a delle devianze o delle alterazioni di quella che viene considerata la prassi alimentare.</p>
<p>Ce ne sono principalmente tre: si parla di pica, di ruminazione, e di comportamento alimentare evitante o restrittivo. La <strong>pica</strong> consiste nell&#8217;ingestione di oggetti o materiali che non sono commestibili e non sono nutrienti. Si parla ad esempio di ingestione di carta, di gesso, di erba, di argilla, di cenere, di mozziconi di sigaretta.</p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Il secondo disturbo che appartiene ai disturbi della nutrizione è la <strong>ruminazione</strong>. Come suggerisce il termine, consiste sostanzialmente nel masticare il cibo e successivamente nello sputarlo, o nel ributtarlo nel piatto e talvolta nel rimasticarlo. Ovviamente con tutte le compromissioni sociali e alimentari che questa cosa può avere. </span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;">In ultimo c&#8217;è il disturbo dell&#8217;alimentazione e della nutrizione chiamato <strong>evitante o restrittivo </strong>che consiste nell&#8217;essere estremamente evitanti e/o selettivi e restrittivi rispetto all&#8217;alimentazione, o rispetto ad alcuni cibi nello specifico. Questo vuol dire che tendenzialmente non c&#8217;è un interesse rispetto all&#8217;alimentazione o al cibo e c&#8217;è solitamente una connessione sgradevole tra alcuni aspetti sensoriali: il tatto, il gusto, l&#8217;olfatto, la consistenza ecc&#8230; legati al cibo. Per anni si è pensato che questo disturbo fosse connesso esclusivamente ad alcune tappe dello sviluppo o comunque fosse una malattia principalmente presente nell&#8217;infanzia ma gli ultimi manuali diagnostici hanno esteso la sua possibile insorgenza anche a diverse fasce d&#8217;età. A livello psico-sociale i <strong>vincoli e i limiti</strong> che questa patologia impone sono importanti anche dal punto di vista relazionale. </span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Come per tutti i disturbi del comportamento alimentare, la <strong>terapia sistemico relazionale</strong> ritengo possa essere una delle vie maestre per poterli trattare, anche se ne esistono altre. Come dico sempre, ognuno deve essere capace, anche tramite l&#8217;aiuto di professionisti, di trovare l&#8217;orientamento, l&#8217;approccio e poi anche eventualmente le cure che sente più affini e di conseguenza più efficaci.</span></p>
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		<title>Anoressia: il DCA più conosciuto</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/disturbi-del-comportamento-alimentare/anoressia/anoressia-il-dca-piu-conosciuto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2021 10:32:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anoressia]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbi del comportamento alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Parlando di disturbi del comportamento alimentare (DCA) iniziamo con il più conosciuto e più discusso ovvero l&#8217;anoressia: abbiamo tutti sentito parlare di anoressia. È una patologia che spaventa (anche a rigor di logica, nel senso che ha tutte le caratteristiche per poter essere preoccupante) ed ha delle caratteristiche, ha delle discriminanti molto precise. La più [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Parlando di <a href="https://staging.matteoradavelli.it/disturbi-del-comportamento-alimentare-o-dca/">disturbi del comportamento alimentare (DCA)</a> iniziamo con il più conosciuto e più discusso ovvero l&#8217;<strong>anoressia</strong>: <a href="https://staging.matteoradavelli.it/ansia/fobia-sociale/">abbiamo tutti sentito parlare di anoressia</a>. È una patologia che spaventa (anche a rigor di logica, nel senso che ha tutte le caratteristiche per poter essere preoccupante) ed ha delle caratteristiche, ha delle discriminanti molto precise.</p>
<p>La più importante, la più impattante e anche la più visibile è sicuramente il peso ridotto. Un <strong>peso estremamente ridotto</strong>, con tutte le conseguenze fisiche e psicologiche che questo può comportare, in relazione all&#8217;altezza, all&#8217;età e alla fase, al momento, quindi alla tappa dello sviluppo personale ed individuale della persona. Ha delle caratteristiche soprattutto legate a convinzioni, credenze e aspetti psicologici che sono legate innanzitutto ad una <strong>restrittività rispetto al cibo</strong>, al proprio comportamento alimentare, all&#8217;assunzione di calorie; c&#8217;è una paura quasi ossessiva dell&#8217;aumentare di peso e c&#8217;è una forte correlazione tra il proprio peso, la propria forma corporea, e la propria autostima. Esistono principalmente due grandi tipologie di anoressia: un&#8217;anoressia legata alla restrittività, quindi con un <strong>controllo maniacale</strong> delle calorie che vengono introdotte, la tendenza ad assumerne sempre meno, cercando di dimagrire e perdere progressivamente peso e l&#8217;anoressia legata ad abbuffate. In questo secondo caso a momenti di restrittività si <strong>alternano momenti di abbuffate</strong>, che poi sono seguiti da condotte compensatorie come ad esempio il vomito, l&#8217;iper-allenamento, l&#8217;utilizzo di lassativi, l&#8217;utilizzo di diuretici, che sono volti a cercare di compensare l&#8217;introduzione eccessiva di calorie che è avvenuto durante l&#8217;abbuffata. Questo tipo di anoressia <strong>non deve essere confusa con la bulimia</strong>: una patologia diversa ma che presenta alcune affinità. Diciamo che in molti casi, soprattutto nel momento in cui si parla di anoressia con abbuffate, ci può essere il rischio di andare a confonderle. La discriminante fondamentale è sostanzialmente il peso della persona, tant&#8217;è che quando ci sono i criteri per l&#8217;anoressia, anche nel momento in cui ci possono essere dei sintomi simili, o condivisi, con la bulimia si propende sempre per la diagnosi di anoressia.</p>
<p>Ci sono diversi aspetti, diverse caratteristiche, che devono essere valutate quando si parla di anoressia. Diciamo innanzitutto che è una patologia che <strong>colpisce soprattutto i giovani, i giovanissimi</strong>. L&#8217;esordio è solitamente compreso tra i 14 e i 17 anni (anche se poi la patologia può protrarsi sino alla età adulta) e colpisce prevalentemente le donne, ha un&#8217;<strong>incidenza sul sesso femminile</strong> che è stimata tra lo 0,9% e il 4,3%, mentre per quanto riguarda gli uomini è solitamente intorno allo 0,3%. Ci sono tutta una serie di conseguenze e complicazioni anche dal punto di vista fisico che non sono indifferenti. Oltre alla magrezza eccessiva, che in alcuni casi può portare addirittura alla morte, ci sono sintomi come disidratazione, faticabilità, insonnia, stanchezza cronica, c&#8217;è uno sfibrarsi dei capelli, dei tessuti, ci possono essere delle macchie cutanee, ci sono problemi ai denti, cresce una sorta di soffice peluria in alcune parti del corpo, per le donne c&#8217;è il rischio di sviluppare amenorrea (ossia l&#8217;interruzione del ciclo mestruale)&#8230; insomma ci sono davvero tantissimi aspetti ed <strong>effetti collaterali</strong> di questa malattia.</p>
<p>Ad originare l&#8217;anoressia spesso ci sono <strong>motivi psicologici</strong>: di solito, infatti, un disturbo come questo viene sviluppato in contesti estremamente competitivi, giudicanti, attenti alla valutazione dell&#8217;altro, contesti in cui l&#8217;obiettivo è quello di riuscire ad esporsi e al tempo stesso però si è <strong>vittima del giudizio proprio ed altrui</strong>. Per trattare questo disturbo esistono diversi tipi di intervento, che non sono solo dal punto di vista medico-clinico, nel momento in cui la situazione fisica della persona risulta essere compromessa o potenzialmente mortale, ma esistono anche tutta una serie di interventi di tipo psicoterapeutico che vengono fatti in associazione a questi. L&#8217;intervento a mio avviso elettivo per questo tipo di disturbi è la <strong>terapia sistemico relazionale</strong>, poiché l&#8217;anoressia assume sempre un significato relazionale. Quindi sia le cause sia le risorse, quindi i vincoli e opportunità di poterla curare, sono sempre da ritrovarsi all&#8217;interno del tessuto sociale in cui la persona vive ed è cresciuta.</p>
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		<title>Disturbi del comportamento alimentare o DCA</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/disturbi-del-comportamento-alimentare/disturbi-del-comportamento-alimentare-o-dca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2021 11:31:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi del comportamento alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I disturbi del comportamento alimentare, in gergo chiamati spesso DCA, sono caratterizzati da una alterazione dell&#8217;alimentazione e della nutrizione. Sviluppati prevalentemente in adolescenza, i DCA hanno un&#8217;incidenza maggiore sul genere femminile e si stima che anoressia e bulimia nervose interessino l&#8217;1-1,5% delle donne contro lo 0,3-0,5% degli uomini. Sebbene esistano diverse tipologie di DCA, possiamo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>disturbi del comportamento alimentare</strong>, in gergo chiamati spesso <strong>DCA</strong>, sono caratterizzati da una alterazione dell&#8217;alimentazione e della nutrizione. Sviluppati prevalentemente in adolescenza, i DCA hanno un&#8217;incidenza maggiore sul genere femminile e si stima che anoressia e bulimia nervose interessino l&#8217;1-1,5% delle donne contro lo 0,3-0,5% degli uomini.</p>
<p>Sebbene esistano diverse tipologie di DCA, possiamo individuare alcune caratteristiche, alcuni <strong>atteggiamenti comuni</strong> a tutti: disregolazione alimentare, ossessione per il peso, abbuffate, attività fisica eccessiva, vomito, controllo ossessivo delle calorie, utilizzo della bilancia in maniera compulsiva; tutti questi comportamenti sono presenti in diversa misura nei disturbi alimentari che, spesso, condividono alcuni sintomi. Vediamo quali sono le diverse tipologie di DCA.</p>
<ul>
<li><strong>Anoressia nervosa</strong>: una patologia che porta la persona a non mangiare, facendola concentrare sul numero di calorie assunte che sono sempre gravemente inferiori al fabbisogno giornaliero. Oltre ad un drammatico calo del peso e ad una magrezza patologica, le conseguenze di questo disturbo possono essere amenorrea, problemi a denti, unghie e capelli, deterioramento di alcuni degli organi principali. La persona affetta da anoressia mette in atto anche altri comportamenti tipici dei DCA :eccessiva attività fisica, vomito, assunzione di diuretici e lassativi.</li>
<li><strong>Bulimia nervosa</strong>: nonostante anche in questo caso la persona sia ossessionata da ciò che mangia, la bulimia differisce dall&#8217;anoressia perchè ai momenti di controllo di alternano momenti di abbuffata in cui vengono ingerite quantità di cibo di molto superiori a quelle di un normale pasto. A questi momenti ne seguono sempre altri in cui la persona mette in atto strategie compensatorie come vomito e assunzione di lassativi. Dall&#8217;esterno la persona bulimica è meno riconoscibile poichè non è necessariamente sottopeso.</li>
<li><strong>Binge eating</strong>: <a href="https://staging.matteoradavelli.it/disturbi-di-personalita/i-disturbi-della-personalita-del-cluster-c/">un disturbo simile</a> a bulimia dalla quale si differenzia perchè non vengono agite strategie compensatorie; il binge eating, infatti, è spesso associato a obesità o sovrappeso.</li>
<li><strong>Disturbi della nutrizione</strong>: <a href="https://staging.matteoradavelli.it/disturbi-di-personalita/i-disturbi-della-personalita-del-cluster-b/">sono altri disturbi meno conosciuti</a> ma che hanno sempre a che fare con un&#8217;alterazione della nutrizione. Nella PICA, ad esempio, la persona è portata ad ingerire oggetti o sostanze non commestibili mentre la ruminazione prevede una masticazione lenta e continua di ogni alimento.</li>
<li><strong>DCA sottosoglia</strong>: in questo caso gli effetti del disturbo alimentare non sono così evidenti, i sintomi sono più attenuati e non si può, dunque, inserire il disturbo in una delle categorie precedenti rendendo più difficile la diagnosi e la cura.</li>
</ul>
<p>Perchè parliamo di DCA in uno spazio che si occupa di psicologia? Perchè le <strong>cause</strong> di questi disturbi sono nella quasi totalità dei casi di <strong>tipo psicologico</strong> e chi ne soffre deve dunque essere preso in carico da un terapeuta esperto nel settore.</p>
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		<title>Aspetti psicologici e dieta alimentare</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/disturbi-del-comportamento-alimentare/aspetti-psicologici-e-dieta-alimentare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2020 07:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi del comportamento alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli aspetti psicologici sono importanti in ogni percorso che si affronta, anche durante una dieta alimentare. L&#8217;approccio giusto verso le azioni che compiamo sono il primo passo della loro riuscita. Esistono diversi tipi di dieta, alcune rivolte al dimagrimento, alcune invece contrarie al dimagrimento oppure volte ad un obiettivo più specifico. In questo articolo ci [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gli aspetti psicologici sono importanti in ogni percorso che si affronta</strong>, anche durante una dieta alimentare. L&#8217;approccio giusto verso le azioni che compiamo sono il primo passo della loro riuscita.</p>
<p>Esistono diversi tipi di dieta, alcune rivolte al dimagrimento, alcune invece contrarie al dimagrimento oppure volte ad un obiettivo più specifico. In questo articolo ci riferiamo al ruolo dell&#8217;approccio mentale al suo successo.  Ci sono diversi significati che l&#8217;approccio mentale assume sia nella sua riuscita che nel suo fallimento, possono infatti essere rintracciati tre diversi significati che la dieta può assumere.</p>
<p>Il primo livello di significato è legato al dovere,<strong> io intraprendo una dieta per un dovere</strong>, per esempio legato alla salute fisica, ad un obiettivo che mi pongo, un dovere etero-determinato per esempio dal medico per motivazioni cliniche. Questo tipo di dieta è basato sulla comprensione del motivo e della necessità della dieta stessa, qualora sia basata esclusivamente sul dovere <strong>difficilmente avrà successo</strong>.</p>
<p>Il secondo livello di significato è <strong>legato al giudizio, sia personale che esterno e sociale</strong>, per esempio si decide di intraprendere una dieta perché la società richiede un certo tipo di bellezza oppure perché il gruppo segue un regime alimentare particolare. Anche in questo caso il rischio che la dieta naufraghi è molto alto.</p>
<p>Il terzo livello di significato è il valore e la volontà, <strong>è il valore che io attribuisco a me stesso</strong> e il vantaggio che so deriverà dall&#8217;intraprendere una dieta che mi spinge a svolgerla. In questo caso il dovere fare la dieta non proviene dall&#8217;esterno come nei primi due casi ma è una volontà che scaturisce da me in funzione del beneficio che so ne deriverà. In questo caso<strong> le probabilità di successo sono invece molto alte. </strong></p>
<p><strong>L&#8217;approccio mentale</strong> con cui affrontiamo qualcosa, un percorso, una dieta <strong>è una parte fondamentale della sua riuscita</strong>!</p>
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		<title>Cibo come amico e come peggior nemico</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/disturbi-del-comportamento-alimentare/cibo-come-amico-e-come-peggior-nemico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Oct 2019 09:59:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Disturbi del comportamento alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Mi sentivo piena, gonfia. Bloccata dal troppo cibo che avevo assunto, forse dal troppo zucchero che avevo in corpo e frustrata per l’immagine che sapevo il mio specchio poi rifletteva. L’immagine di una ragazza profondamente triste, che si vedeva in sovrappeso o in sottopeso a seconda di giorni o di periodi, amareggiata, delusa, arrabbiata, nervosa, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i><span><span>“<span>Mi sentivo piena, gonfia. Bloccata dal troppo cibo che avevo assunto, forse dal troppo zucchero che avevo in corpo e frustrata per l’immagine che sapevo il mio specchio poi rifletteva. L’immagine di una ragazza profondamente triste, che si vedeva in sovrappeso o in sottopeso a seconda di giorni o di periodi, amareggiata, delusa, arrabbiata, nervosa, in colpa. Piena di schifezze appena ingurgitate, di cui non ricordavo nemmeno la forma ed il sapore, la solidità o la freddezza, se fossero dolci o salate, o se avevo ingurgitato dolce e salato insieme. Piena di schifezze in pancia e senza una fame reale scatenante. </span></span></span></i></p>
<p><i></i></p>
<p><i></i></p>
<p><i><span><span>Il cibo, soprattutto quello sporco, è una colpa. Lo compro di nascosto perché non voglio che lo vedano, è un mio segreto, lo nascondo, me ne abbuffo, lo nascondo di nuovo, mi sento piena e triste, in colpa. </span></span></i></p>
<p><i></i></p>
<p><i></i></p>
<p><i><span><span>Mangio sempre, senza controllo, per insoddisfazioni, ansie, nervosismo, frustrazione, sfogo, per compensazione. Non c’è un giorno particolare, non ci sono feste compleanni che tengano, ogni giorno è un giorno per abbuffarmi e sentirmi in colpa per non essere stata capace di fermarmi, per non essere stata forte, più forte. </span><span> </span></span></i></p>
<p><i></i></p>
<p><i></i></p>
<p><i><span>Mi sento in colpa, ho vergogna, non mi sento all’altezza di chi riesce a mangiare e non ripulire il frigorifero, penso di essere inferiore perché incapace di non mangiare cioccolata e subito dopo patatine o di non riuscire a controllare quell’attacco di fame estenuante, che capisco ha poco a che fare con la vera fame fisiologica. Ma non riesco, non lo controllo, mi abbuffo, e mi sento ancora più triste, più in colpa, più vergognata di chi sono e cosa faccio</span></i><span><span>. </span></span></p>
</p>
<p><i><span><span>Ho contattato una dottoressa, mi ha dato una dieta e mi sembra efficace, interessante, vado quindi al supermercato, compro il necessario. Per due o tre giorni rispetto il piano alimentare ma devo andare in università ed i compagni il pomeriggio mi ricordano che tra un mese c’è l’esame. </span></span></i></p>
<p><i></i></p>
<p><i></i></p>
<p><i><span><span>Il giorno successivo ci ricasco, apro il frigorifero e lo svuoto, di nuovo, vergogna, ansia, disgusto verso me stessa perché ero riuscita, non mi ero abbuffata per 3 giorni, sono proprio una nullità, non ce la faccio. </span></span></i></p>
<p><i></i></p>
<p><i></i></p>
<p><i><span><span>Sono passati tre mesi, non ho più seguito il piano alimentare, non ho più contattato la dottoressa, non ho più organizzato la settimana e gli alimenti. Mi sono solamente abbuffata e sentita in colpa.</span><span>  </span><span>In un momento di serenità ricontatto la dottoressa che mi spiega che è normale, è un successo se mi abbuffo solo 3 volte in settimana se prima erano 7 su 7. Mi spiega che è un percorso lento, doloroso, ma che devo essere felice di aver ridotto le abbuffate. </span></span></i></p>
<p><i></i></p>
<p><i></i></p>
<p><i><span><span>È la prima volta che sento un’emozione positiva, che ho fatto qualcosa di buono, che noto di averlo fatto io. Mi sono sì abbuffata, ma mi sono abbuffata meno e da qui riparto”. </span></span></i></p>
<p><i></i></p>
<p><i></i></p>
<p align="right"><span></span></p>
<p> </p>
<p><span>Questi sono i pensieri, sentimenti, emozioni di chi soffre di un disturbo purtroppo attualmente in crescita e troppo sottaciuto a causa dei sentimenti di autosvalutazione che porta con sé. Chi soffre di abbuffate spesso non lo dice, si nasconde, lo fa di notte o quando è solo. </span></p>
</p>
<p><span>COS’È UN’ABBUFFATA? COS’È IL BINGE EATING? </span></p>
</p>
<p><span>Con il termine abbuffata si intende </span><b><span>un comportamento incontrollato che porta all’ingestione di una grande quantità di cibo, molto superiore a quella che la maggior parte delle persone mangerebbe in circostanze simili.</span></b><span> La diagnosi è prevista qualora il comportamento alimentare scorretto sia presente almeno una volta a settimana per almeno 3 mesi; la gravità dello stesso è valutata in relazione alla frequenza degli episodi: da lieve con 13 episodi a settimana a estrema con 14 o più episodi di abbuffate per settimana.</span><span>  </span><span>Tendenzialmente si verifica in soggetti normopeso, sovrappeso o obesi, </span><b><span>non è caratterizzato da condotte di espulsione ed è correlato ad un aumento di peso</span></b><span>.</span><span>  </span><span>È generalmente caratteristico di soggetti adolescenti o in prima età adulta, tuttavia in taluni casi si presenta in età avanzata. Caratteristico di questo disturbo è il </span><b><span>giungere all’attenzione del clinico più tardi rispetto ad altri disturbi del comportamento alimentare</span></b><span> poiché a primo acchito non si associa a queste condotte un disagio emotivo, promuovendo quindi l’adozione di “diete fai-da-te” che spesso risultano controproducenti. </span><span> </span><span>Il comportamento incontrollato è seguito da sentimenti negativi come </span><b><span>vergogna e la sensazione di perdere completamente il controllo delle proprie azioni</span></b><span>, salato e dolce hanno lo stesso sapore. </span><span> </span></p>
</p>
<p><span>I soggetti che si abbuffano si alimentano in modo differente da soggetti affetti da bulimia o obesità, poiché per i soggetti affetti da binge eating </span><b><span>il cibo è sia un alleato che un nemico</span></b><span>, è colui che consola e che subito dopo fa provare sensi di colpa profondissimi, associati anche a chili superflui. Il soggetto che si abbuffa vorrebbe avere infatti l’effetto positivo dell’abbuffata senza quello negativo dell’aumento di peso. Il comportamento tipico successivo all’abbuffata è infatti molto diverso dall’atteggiamento riscontrato in altri disturbi del comportamento alimentare. In soggetti che si abbuffano prevale </span><b><span>la passività, l’ineluttabilità del proprio destino, lo sconforto. </span></b><span>Non c’è mai il tentativo di ripristinare lo stato antecedente, pertanto è un </span><b><span>atteggiamento più simile al </span><a href="/le-cause-della-depressione/"><span>depresso</span></a></b><span> che al bulimico, tantomeno all’anoressico. </span></p>
</p>
<p><span>Spesso è una dieta incongrua che causa un’abbuffata, in particolare sono </span><b><span>le emozioni negative associate alla privazione del piacere del cibo che causano un comportamento disfunzionale</span></b><span> oltre che alla constatazione della difficoltà a perdere peso</span><b><span>. </span></b><span>L’intolleranza alle emozioni, negative ed anche positive, è un costrutto fondamentale per la comprensione di tale disturbo. </span></p>
</p>
<p><span>QUANTO CONTANO LE EMOZIONI NEL BINGE EATING? </span></p>
</p>
<p><span>La regolazione emotiva è </span><b><span>l’abilità di gestire e rispondere in maniera efficace agli eventi della vita</span></b><span>, siano essi straordinari o quotidiani. Indica i processi a cui ricorriamo per influenzare le nostre emozioni per viverle ed esperirle in maniera funzionale. Gli studi condotti in merito evidenziano che </span><b><span>le abbuffate tendono momentaneamente a migliorare l’umore del soggetto</span></b><span>, tuttavia sul lungo termine l’incremento ponderale di cibo ingerito contribuisce a </span><b><span>ridurre l’autostima e il senso di efficacia personale</span></b><span>. Ci si sente inadeguati e impotenti, aumentano le emozioni negative, la vergogna, la colpa e la tristezza, emozioni che portano il soggetto a nuove abbuffate. L’abbuffata avviene generalmente a seguito di emozioni quali noia, tristezza, rabbia, oppure a seguito di emozioni positive molto intense. </span></p>
</p>
<p><span>L’abbuffata </span><b><span>spegne temporaneamente la sofferenza</span></b><span>. È una strategia deleteria sul lungo termine perché sopprimere un’emozione porta la stessa a riemergere in forma diversa e più forte di prima; il tentativo di sopprimerla la rinforza e la fissa. </span></p>
</p>
<p><span>Una caratteristica del pensiero dei soggetti che si abbuffano </span><span>è la </span><b><span>ruminazione</span></b><span>, comportamento che porta il soggetto a pensare e ripensare continuamente agli eventi che hanno provocato quelle emozioni negative in maniera astratta e non finalizzata, come tentativo di comprendere e risolvere il problema. Il ruminare non è né efficace ne risolutivo poiché provoca ulteriori sentimenti di indecisione e insicurezza. </span></p>
</p>
<p><span>  </span><span>  </span><span>  </span><span>  </span><span>  </span><span>  </span><span>  </span><span>  </span><span>  </span><span>  </span><span>  </span><span>  </span><span>  </span><span>  </span><span>  </span><span>  </span><span>  </span><span>  </span></p>
<p><span>Chi soffre di binge eating sente come se vivesse in una prigione di cui non vede le pareti della cella ma ne sente chiaramente gli effetti deleteri e distruttivi. È fondamentale il supporto esterno, famigliare e sociale, affinché il soggetto possa osservare il circuito disfunzionale di cui è vittima e si affidi al personale competente per mettere in atto un intervento multidisciplinare in funzione della risoluzione del problema che, se affrontato, è risolvibile. </span></p></p>
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		<title>L&#039;infanzia esemplare dell&#039;anoressica</title>
		<link>https://staging.matteoradavelli.it/disturbi-del-comportamento-alimentare/anoressia/linfanzia-esemplare-dellanoressica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Dr. Matteo Radavelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jan 2019 09:48:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anoressia]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbi del comportamento alimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ognuno dei suoi insegnanti mi diceva quale gioia fosse averla in classe. (..) Un’altra (madre) si presentò con una nota dell’insegnante della figlia anoressica di dodici anni: sarebbe difficile trovare una signorinetta più dolce e più brava.  Queste madri, al pari di molti altri genitori, erano contente di testimonianze del genere, in quanto confermavano la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i>Ognuno dei suoi insegnanti mi diceva quale gioia fosse averla in classe. (..) Un’altra (</i>madre<i>) si presentò con una nota dell’insegnante della figlia anoressica di dodici anni: sarebbe difficile trovare una signorinetta più dolce e più brava.  Queste madri, al pari di molti altri genitori, erano contente di testimonianze del genere, in quanto confermavano la loro convinzione che la paziente misera, rabbiosa e disperata era stata la migliore, la più intelligente, più dolce, obbediente e compiacente delle figlie!</i>  (H. Bruch)  </p>
</p>
<p> </p>
<p>Questo è un breve estratto di un libro di Hilde Bruch, La Gabbia D’oro, al tempo una delle massime esperte in campo mondiale negli studi sull’anoressia.  È naturale che con il tempo gli studi a riguardo si siano rinnovati, ampliati e modificati. Tuttavia è importante riassumere in breve alcune caratteristiche che l’autrice rintraccia nell’infanzia delle giovani anoressiche.  </p>
</p>
<p>Bruch pone in primis l’attenzione sullo stupore dei <a href="/come-il-conflitto-nella-coppia-genitoriale-incide-sulla-qualit-di-vita-dei-figli/">genitori,</a> i quali stentano a credere che la bambina amorosa, rispettosa e disciplinata che conoscono <b>fosse, in realtà, vissuta in preda a grave angoscia e tensione</b>. Sentendo le ragazze stesse scrive che la maggior parte di queste ha vissuto l’infanzia come un’esperienza piena di <a href="/ansia-o-attacco-di-panico-ecco-le-differenze/">ansie</a> e stress, <b>eternamente preoccupate di risultare impari, di non essere abbastanza buone, di deludere le aspettative, con il rischio di perdere l’amore dei genitori</b>. </p>
</p>
<p><i>“Le giovani anoressiche ripetono all’infinito di essersi sentite immeritevoli, indegne e ingrate”. </i>(H. Bruch) </p>
</p>
<p>La lamentela che esse esprimono è unanime: hanno ricevuto troppi privilegi, si sono sentite schiacciate dall’obbligo di dimostrarsi all’altezza di una posizione speciale. Le affligge la discrepanza tra quanto sentono di meritare e quanto ricevono, <b>credono di non poter mai ripagare il loro debito verso genitori tanto generosi</b>. </p>
</p>
<p>L’autrice sottolinea che queste ragazze crescono confuse nei loro concetti circa l’organismo e le sue funzioni, carenti di un senso d’identità, indipendenza e governo di sé. Queste si sentono e si comportano come se non avessero diritti autonomi, come se non fossero esse stesse a guidare il loro corpo. Non si vedono realisticamente e <b>soffrono della profonda convinzione di essere incapaci, <a href="/linadeguatezza-e-la-rabbia/">inadeguate</a>, insicure, di non essere padrone della propria vita.   </b></p>
<p><b></b></p>
<p><b></b></p>
<p>Sono accudite bene tuttavia la manchevolezza e <b>le difficoltà riguardano il modello dell’interazione</b>, tutto ciò che è fatto per loro è elargito senza essere specificatamente adattato ai loro bisogni o ai desideri della figlia stessa. I segnali che la bambina manda non vengono percepiti, tanto meno confermati. In queste famiglie crescita e sviluppo possono essere spesso concepiti come <b>realizzazione dei genitori</b>, non dei figli. </p>
</p>
<p>Caratteristica evidente delle bambine era che “<b>non ha mai fatto storie, non ha mai fatto difficoltà</b>”, queste infatti non facevano alcun problema per mangiare, erano obbedienti, sempre, anche nella tipica fase “di resistenza”. Avevano un comportamento esemplare in ogni capo. </p>
</p>
<p>Al primo incontro esse appaiono con grande vigore, orgoglio e caparbietà tuttavia si dimostrano incapaci di prendere una decisione, <b>hanno il timore costante di non essere rispettate o di non essere considerate abbastanza</b>. Sono prive di una considerazione su loro stesse e sul loro valore intrinseco, sono <b>tutte tese a confermare l’immagine che altri si fanno di loro</b>. L’infanzia di queste bambine, e la successiva adolescenza, ha per sfondo il bisogno di indovinare il pensiero altrui e fare ciò che loro ritengono gli altri si aspettano. </p>
</p>
<p>Episodi analizzati dalla stessa Hilde Bruch evidenziano <b>eccessiva sottomissione, enorme riguardo e totale mancanza di <a>autoaffermazione</a></b>. Il senso di autonomia è deficitario e difficilmente esprimono ed hanno un loro punto di vista. Hanno sempre fatto ciò per cui erano addestrate a fare “per tutta la vita hanno danzato al suono di qualcun altro”. </p>
</p>
<p>Le bimbe divenute adolescenti brillano nelle loro prestazioni, i loro successi sono interpretati come indizio di notevole intelligenza e grandi doti; tuttavia le eccellenti prestazioni spesso sono il risultato di grandissimi sforzi. Talvolta a seguito di un esame con stupore si accorgono di non essere passate o aver ricevuto un giudizio più negativo di quanto si aspettassero. La funzione concettuale di queste ragazze si è infatti spesso arrestata ad un livello precoce. <b>Le caratterizza una difficoltà di percezione</b>, della loro immagine corporea, di loro stesse perché <b>costrette ad essere brave e costrette ad evitare di suscitare critiche. </b></p>
<p><b></b></p>
<p><b></b></p>
<p>Questo <b>atteggiamento è riscontrabile anche nelle amicizie</b>, che rivelano un eccessivo adattamento agli altri, adattamento che caratterizza tutta la loro vita. Spesso hanno avuto una serie di amicizie, uniche, un’amica alla volta, con la quale sviluppavano interessi diversi rispetto l’amica precedente. Seguivano infatti i gusti e le iniziative dell’amica del periodo, dimenticando la loro individualità. </p>
</p>
<p>Data l’estrema gravita del quadro è fondamentale sforzarsi nel riconoscerne le fasi iniziali, Bruch afferma: “la bambina che non da mai fastidio, è già nei guai!”. Queste bimbe personificano l’idea di perfezione insita in genitori, insegnati, famiglie e sistemi in cui sono inserite, facendolo però in maniera esagerata. <b>Una vera e adeguata prevenzione richiede di riconoscere precocemente il segno della grande sofferenza interiore nella loro perfezione esteriore. </b></p>
<p><b></b></p>
<p><b></b></p>
<p> </p>
<p>Bibliografia: </p>
</p>
<p>Bruch H. La gabbia d’oro. L’enigma dell’anoressia mentale In: Universale Economica- Saggi. Volume 2. Milano: Universale Economica; 2006. 53-70. </p></p>
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