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Perché fa ghosting?

Parliamo di ghosting. Ho già fatto diversi contenuti sull’argomento: ho parlato di ghosting sia all’interno della modalità relazionale e della relazione sentimentale, sia all’interno della relazione, ad esempio, terapeuta-paziente.

Parliamo però del perché si fa ghosting, che è una cosa su cui, facendo qualche riflessione così a ruota libera, noto che sta progressivamente aumentando. Dal mio punto di vista, il ghosting, è stato facilitato dalla pandemia, che ha cambiato le nostre modalità e abitudini relazionali.

Ora però: perché si fa ghosting? Cioè, una persona che fa ghosting, perché arriva a farlo? Quali sono le motivazioni che si dà nell’agire, appunto, il ghosting?

Poi, su come reagire al ghosting penso che si sia già detto abbastanza. Comunque ti rimando e ti invito ad approfondire sugli altri contenuti già pubblicati.

Le due macro-categorie di motivazioni del ghosting

Ci sono due macro-filoni di motivazioni per cui una persona agisce ghosting:

  • Motivazioni personali: rivolte a se stessi, per la tutela di sé.
  • Motivazioni relazionali: legate alla volontà di tutela dell’altro.

Ghosting per tutela di sé: le cause più frequenti

Partiamo da quelle più frequenti, e quindi da quelle legate a se stessi.

Una persona fa ghosting sostanzialmente per tre o quattro motivi principali, che possono anche coesistere:

1. Incapacità di comunicare la decisione

Ha preso una decisione, ha deciso di non voler più avere a che fare con noi, ma non è capace, non ha la forza, la struttura, il bisogno morale o la voglia di comunicarlo. E quindi semplicemente spera che, sparendo, non venga più in qualche modo incalzata e non debba dare spiegazioni a riguardo. Questa è una delle più probabili.

2. Evitamento del conflitto

Ha un bisogno di evitare il conflitto. C’è quindi la necessità, da parte di chi agisce il ghosting, di evitarlo perché non si sente in grado di affrontarlo o pensa che quella discussione non valga il costo emotivo che comporta. Quindi preferisce farsi da parte, sparire, piuttosto che affrontare una transizione anche conflittuale.

3. Paura dell’invasione e della pressione

La persona può sentirsi invasa. Può avere timore che, manifestando un disaccordo, l’altra persona reagisca in modo pressante. Ha paura di essere incalzata, invasa, costretta. Ha paura di non riuscire a reggere la propria posizione. Quindi preferisce dare una comunicazione non verbale — sparire — piuttosto che rischiare di esporsi alla reazione dell’altro.

4. Senso di colpa o inadeguatezza

La persona si sente colpevole o inadeguata. Si rende conto di non essere all’altezza dell’altro, o di non riuscire a soddisfarne i bisogni. Si sente in difetto e quindi sparisce, sia per sottrarsi a un potenziale giudizio, sia per non esporsi a un’ulteriore critica, ovvero alla proclamazione esplicita del proprio “fallimento”. Quindi esce di scena in maniera silenziosa.

Non è detto che il partner effettivamente giudichi o senta questa mancanza, ma la persona che fa ghosting si sente così: a disagio con sé stessa, e quindi si sottrae alla relazione.

Ghosting per tutela dell’altro

E qui, se vogliamo, si innesca già la seconda macro-categoria motivazionale: quella del “lo faccio per l’altro”.

Questa si esprime, ad esempio, nel pensiero: “Sparisco perché penso sia la modalità relazionale meno dolorosa, meno grave, meno impattante, meno faticosa per l’altro.”

C’è chi pensa: “Soffrirà meno se scompaio così dalla sua vita, piuttosto che se gli dico apertamente che non lo amo più, che non voglio più avere a che fare con lui o con lei, ecc.”

Ora, questo è un punto di vista. Personalmente non sono particolarmente d’accordo: anche ammesso che fosse vero, non generiamo il conflitto, la crisi, il tracollo… però lasciamo un tarlo enorme. Un dubbio, un bisogno di risposta, un “perché?” che resta nella testa dell’altro — e che spesso ha una coda lunga, un effetto potenzialmente molto più dilatato nel tempo rispetto a una crisi “classica”.

Conclusioni: riconoscere le motivazioni del ghosting

Questi, secondo me, sono i principali motivi per cui una persona fa ghosting. Alcuni sono legati a sé, altri alla relazione con l’altro.

Dimmi se ne individui altri, sicuramente ce ne sono. Oppure se vuoi raccontarmi la tua esperienza di ghosting, sia vissuta che agita, così possiamo integrare questa lista.

69%
Il 69% delle persone che fanno terapia con noi hanno già svolto terapia
12%
Il 12% di queste è psicologo/psicoterapeuta e sceglie noi per la sua terapia personale
25%
Il 25% dei pazienti che seguiamo provengono dalle piattaforme. Si tratta di persone con difficoltà che loro non riescono/possono trattare
Inizia un viaggio nella tua mente e nella tua storia
Ecco i prossimi passi
1

Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

3

Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.