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Comunicazione efficace in coppia

Si sente spesso dire: “Abbiamo un problema di comunicazione”, “Dovremmo migliorare la nostra comunicazione”, “Dobbiamo risolvere i nostri problemi di comunicazione”, “Non riusciamo a comunicare”, e così via.

Sono molte le coppie che si trovano in difficoltà e che non si sentono capite. A volte mi viene detto: “È come se io parlassi francese e lei inglese”, o qualcosa di simile, come a dire che parlano due lingue completamente diverse e non riescono più a capirsi né a trovarsi.

La comunicazione efficace nella coppia

Sulla comunicazione si potrebbe dire tantissimo. Provo a farti un esempio composto da tre parti per chiarire uno dei concetti base per riuscire a comunicare efficacemente all’interno di una relazione.

Se vorrai approfondire, troverai ad esempio il webinar sul sito, oltre a una serie di altri contenuti che trattano questo argomento.

Soggetto, oggetto, persona/emozione: la chiave per comunicare meglio

Partiamo subito con un esempio, così da trarne poi una regola.

Un aneddoto sulla comunicazione

Ti racconto un aneddoto carino. Stavo tenendo uno dei miei primissimi corsi di comunicazione, credo fosse il 2009, ed ero in Inghilterra. Avevo di fronte la classe di studenti: lavoravo nella formazione del personale sanitario.

A un certo punto stavo spiegando proprio questo concetto, e una delle infermiere mi disse: “Matteo, fai un esempio”. Io cerco di raccontarne uno, ma lei insiste: “No, no, fai un esempio concreto, vero, altrimenti, come diciamo noi inglesi, sono tutte bullshit”. Che significa: “Sono tutte stupidaggini”.

Non lo so, mi venne spontaneo un esempio, e da lì in poi me lo sono portato nel cuore. Lo racconto spesso, magari lo hai già sentito.

L’esempio della spazzatura: tre modi di comunicare

Nelle famiglie, per stereotipo, chi porta fuori la spazzatura è l’uomo. Ora, magari qualcuno dirà “Non è vero, la porto fuori io”, ma per il nostro esempio funziona bene questo stereotipo.

Immagina la scena: c’è il bidone della spazzatura in casa, pieno. Lei dice a lui: “C’è da portare giù la spazzatura, per favore fallo”.

Lui risponde: “Sì, sì”. Passa la giornata. Il giorno dopo la spazzatura è ancora lì.

Tre risposte possibili

A questo punto, lei può reagire in tre modi diversi:

  • Soggetto/oggetto: “È possibile che quando ti chiedo qualcosa tu non la fai mai?”
  • Oggetto: “Ti ho chiesto di portare giù la spazzatura e non l’hai fatto. Ora lo fai.”
  • Persona/emozione: “Quando ti chiedo una cosa e non la fai, mi fa arrabbiare. Mi fa sentire non ascoltata.”

Analizziamo le tre risposte

1️⃣ Soggetto/oggetto

Lei sta generalizzando: non parla solo del fatto specifico della spazzatura, ma sta dando un giudizio di valore su di lui (“Non fai mai quello che ti chiedo”). Questo è rischioso, perché può indicare una volontà di litigare, una crisi o una profonda insoddisfazione.

2️⃣ Oggetto

Lei rimane focalizzata sul problema specifico. La comunicazione è più dura, ma anche più onesta e trasparente: “Ti ho chiesto di portare giù la spazzatura e non l’hai fatto. Ora fallo”. Qui non si mette in discussione la persona, ma solo il compito non svolto.

3️⃣ Persona/emozione

Lei esprime come si sente: “Il fatto che tu non abbia portato giù la spazzatura mi fa sentire non ascoltata”. Qui non c’è un giudizio sulla persona, ma la condivisione di un’emozione. E le emozioni non si discutono: sono soggettive.

Tre stili di comunicazione, tre esiti diversi

Questi tre modi di comunicare, su una cosa semplice come la spazzatura, sottintendono tre stili di comunicazione molto diversi e portano a reazioni differenti.

Non c’è un modo giusto o sbagliato di comunicare. Dipende dall’obiettivo: cosa voglio ottenere?

  • Se voglio litigare o sfogare frustrazione, userò il primo approccio.
  • Se voglio che la cosa venga risolta subito, userò il secondo.
  • Se voglio far capire come mi sento, userò il terzo.

L’efficacia della comunicazione sta nel trovare il giusto equilibrio tra ciò che voglio suscitare nell’altro e il modo in cui costruisco il messaggio.

Nel primo caso, l’approccio è aggressivo e rancoroso.
Nel secondo caso, è orientato al risultato.
Nel terzo caso, è basato sulle emozioni e chiede all’altro di prendersene cura.

Pensaci. Se vuoi, riflettiamoci insieme. Fammi sapere cosa ne pensi!

69%
Il 69% delle persone che fanno terapia con noi hanno già svolto terapia
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Il 12% di queste è psicologo/psicoterapeuta e sceglie noi per la sua terapia personale
25%
Il 25% dei pazienti che seguiamo provengono dalle piattaforme. Si tratta di persone con difficoltà che loro non riescono/possono trattare
Inizia un viaggio nella tua mente e nella tua storia
Ecco i prossimi passi
1

Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

3

Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.