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Perché ti innamori sempre della persona sbagliata?

Quali sono le motivazioni alla base di queste scelte disfunzionali in amore?

Ora, è chiaro che ogni storia è a sé, ogni motivazione è diversa, e quindi anche ogni causa che porta a una relazione potenzialmente sbagliata, tossica o comunque disfunzionale. Tuttavia, ci sono alcuni indicatori, alcune linee guida, alcuni canovacci che possiamo seguire per provare a dare una risposta a questa domanda.

Come sempre, non si tratta di un elenco esaustivo; te ne propongo due o tre, insomma quelli che ho maggiormente messo a fuoco anche tramite le storie delle persone che aiuto quotidianamente in terapia.

1. Il principio salvifico: voler salvare l’altro a tutti i costi

Hai un principio salvifico, per cui sei convinto o convinta che la tua presenza nella vita dell’altro possa essere per lui o per lei un vantaggio. Ti concentri quindi sul provare ad apportare un miglioramento, un cambiamento nella sua vita, come se volessi cambiarlo o cambiarla, ostinandoti a trasformarlo/a e migliorarlo/a.

Credi che la tua presenza generi per l’altro un valore e un miglioramento della sua condizione. Da un lato vuoi essere d’aiuto, dall’altro assumi un atteggiamento educativo nei suoi confronti, come una sorta di guida. Questa dinamica può diventare tossica, soprattutto quando l’altro non ti ha mai chiesto di essere cambiato e tu non ti rendi conto che questo bisogno nasce più da te che da lui o da lei.

Oppure, l’altro ti dice di voler cambiare, ma in realtà lo fa solo per assecondare un tuo bisogno. Questo porta a continue delusioni da parte tua, perché l’altro ricade nei suoi comportamenti e non migliora davvero. Ti senti frustrato o frustrata, perché vedi che il tuo impegno è vano. Ma continui ostinatamente a cercare di cambiarlo, anche se questo non fa altro che lasciarti deluso/a.

2. Bassa autostima: affidarsi a un partner che ti definisca

Il secondo punto riguarda il fatto che tu non ti dia abbastanza credito, cioè soffri di bassa autostima o hai una scarsa valutazione di te stesso/a. Sei convinto o convinta di non valere abbastanza, e quindi scegli un partner dominante che ti definisca.

All’inizio, questa figura sicura di sé può sembrare rassicurante. Ma col tempo si trasforma in un despota nella relazione, diventando quasi un tiranno. Approfitta della tua insicurezza e inizia a fare ciò che vuole, ignorando i tuoi bisogni.

Ti ritrovi così schiacciato/a in una relazione in cui cerchi di soddisfare solo i suoi bisogni, senza mai avere lo spazio per manifestare i tuoi, neppure dentro la tua testa. Non ti chiedi mai: “Io, che cosa voglio?”. Vivi in funzione dell’altro, convinto o convinta che, tramite la relazione, lui o lei possa definirti.

Questo genera una relazione squilibrata, dove non c’è spazio per la tua felicità né per la tua affermazione personale.

3. La convinzione tossica che l’amore debba far soffrire

Il terzo punto è legato alla convinzione che l’amore debba necessariamente essere una specie di montagne russe, che debba avere una certa dose di sofferenza. Credi che partire da una posizione svantaggiata, attraversare difficoltà, nodi critici, sia il percorso giusto affinché l’amore sbocci davvero.

Sei convinto o convinta che dolore, sofferenza e fatica abbiano un valore, un “credito”, che poi si trasforma in amore, benessere e felicità quando la relazione finalmente “funziona”.

In pratica, sei attratto/a dalle cause perse, o potenzialmente tali, e ti ostini nella sofferenza, convinto/a che solo tramite una certa pena si possa arrivare al piacere.

Attenzione: non sto dicendo che l’amore debba essere sempre facile. Sono d’accordo che nelle relazioni servano impegno, dedizione, talvolta anche lacrime e sangue (in senso figurato, ovviamente!). Ma credo che queste difficoltà debbano arrivare dopo, quando la relazione è sana e consolidata.

Se già all’inizio bisogna “sfangarla”, cercare con tutte le forze di farla funzionare nonostante tutto, probabilmente mancano i presupposti. E questo porta principalmente dolore.

Non voglio generalizzare: ci sono relazioni che, pur partendo male, poi fioriscono. Ma se continui a collezionare delusioni per questo motivo, forse c’è una tua responsabilità nel cercare sempre relazioni di questo tipo.

Conclusione: riconoscere i propri schemi per essere felici

Questi tre aspetti non vogliono essere una lista esaustiva, ma solo spunti di riflessione. Sono elementi che ho raccolto nel tempo grazie all’esperienza terapeutica, quando le persone mi dicono:

“Come mai, dottore, trovo sempre l’uomo o la donna sbagliati? Perché non riesco a essere felice in una relazione?”

Spesso ci sono presupposti personali che ostacolano la felicità di coppia. Prova a interrogarti su questo, se ti riconosci in ciò che ho scritto. E dimmi cosa ne pensi. Anzi, se vuoi, completa anche tu la lista nei commenti: sarà ancora più ricca e utile per tutti.

69%
Il 69% delle persone che fanno terapia con noi hanno già svolto terapia
12%
Il 12% di queste è psicologo/psicoterapeuta e sceglie noi per la sua terapia personale
25%
Il 25% dei pazienti che seguiamo provengono dalle piattaforme. Si tratta di persone con difficoltà che loro non riescono/possono trattare
Inizia un viaggio nella tua mente e nella tua storia
Ecco i prossimi passi
1

Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

3

Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.