Problemi che se non risolti distruggono la coppia Home > Psicologia della coppia > Problemi che se non risolti distruggono la coppia Dottore, quali sono gli indicatori che, sul lungo periodo, potrebbero far scricchiolare la coppia? Potrebbe proporlo in una situazione di crisi? O meglio: quali sono gli elementi a cui è bene prestare attenzione, e che è bene affrontare con una certa celerità, cioè evitando che questi si cronicizzino, poiché la cronicizzazione — cioè il non affrontare il problema in tempi relativamente celeri — potrebbe andare a compromettere la relazione stessa? Domanda che mi è arrivata su Instagram, molto interessante, poiché, nonostante io lavori da anni — ormai sono dodici anni di terapia di coppia — non ho mai provato a fare una specie di vademecum del rischio, ossia: quali sono gli elementi a cui prestare attenzione, le dinamiche a cui prestare attenzione, e che è bene non lasciare inesplorate e non affrontate all’interno di una relazione, soprattutto quando una o più di queste aree non risultano pienamente appaganti. Allora, come sai, non sono un fan delle liste, però qualche punto, quattro o cinque, possiamo metterli in fila, in modo tale da usarli come spunti di riflessione, sicuramente nei commenti, ma magari anche poi per alcuni video successivi. Vado in ordine sparso, non c’è un criterio di priorità. Ciò che è importante per una coppia potrebbe non esserlo per un’altra. Ovviamente, ciò che andrò a dire deve essere sempre collocato all’interno delle dinamiche della coppia specifica, e quindi funziona anche in base ai significati che questa ha e attorno ai quali costruisce la propria relazione. 1. Regole, confini e routine troppo rigide La coppia, per definizione, è trasformazione e costruzione, e quindi cambiamento. Molte coppie iniziano la loro relazione e costruiscono, contrattano, le loro regole, ma poi, nel lungo andare, si dimenticano che queste regole devono essere continuamente ricontrattate e riscritte. Invece, le danno per assodate, per certe, per definite, per immutabili. E quindi entrano in quel meccanismo per cui “si è sempre fatto così”, “dobbiamo fare così” e “dovremo continuare a fare così”, anche se quel “così”, in quel momento, diventa stretto, scomodo, perde significato. Così si perdono all’interno della routine, delle scadenze della loro giornata, della loro vita e della loro relazione. Smettono di chiedersi il perché fanno determinate cose, e si lasciano vivere dalla vita. Quindi: il sabato vanno a fare la spesa, la domenica dai genitori o dai suoceri, poi lavano l’automobile, il lunedì tornano in ufficio, la sera guardano Netflix, il martedì procede nella stessa maniera, e via discorrendo. Non c’è niente di male nella routine, a patto che questa non diventi rigida, perché se diventa rigida il rischio è che la persona perda la consapevolezza e il significato di ciò che fa, e quindi anche il piacere e il valore nel farlo. Non date per scontata la routine. Ricontrattatela. Chiedetevi se ciò che state facendo è effettivamente ciò che desiderate, ciò che vi rende felici. 2. Solo interessi individuali o solo interessi di coppia La coppia è fatta da una parte individuale e da una parte relazionale, da una parte funzionale di condivisione con l’altro, con il partner. Entrambe devono essere coltivate. Se all’interno di una coppia i due partner hanno solo interessi individuali, questa cosa, sul lungo periodo, li porterà a vivere sostanzialmente delle vite parallele: condivideranno spazi, come la casa, ma si troveranno a essere più coinquilini che amanti o compagni. Di contro, avere solo interessi di coppia, senza alcuno spazio dove affermare la propria autonomia, indipendenza, libertà — sperimentare sé stessi senza l’altro — produce un effetto analogo: l’incapacità di conoscersi anche al di fuori della coppia. Si finisce per dare l’altro per scontato e si innesca di nuovo quella dinamica per cui si diventa più fratelli e sorelle, o appunto solo coinquilini. 3. Intesa sessuale e comunicazione intima È facile capire come la coppia debba trovare la propria intesa sessuale. Non c’è un’intesa sessuale “giusta”, non c’è un numero giusto di rapporti, non c’è un tipo o una qualità “giusta”. È giusto ciò che fa stare bene la coppia. Ma deve partire dal presupposto che questa intimità, la sessualità, deve essere continuamente trasformata, ricontrattata. Ciò che andava bene all’inizio magari non va più bene dopo cinque anni — o nemmeno dopo cinque mesi, o dopo dodici anni, o dopo l’arrivo dei figli. Non bisogna dare per scontato: “abbiamo sempre fatto così”, “prima era appagante, ora no”. È necessario chiedersi: che cosa è cambiato? Che cosa è appagante adesso? I bisogni attuali non sono quelli del passato. Come dobbiamo cambiare? Come possiamo ristrutturarci? 4. Il desiderio di cambiare l’altro Molte relazioni iniziano con presupposti sbagliati: vedo in te qualcosa che mi piace, o penso che ci siano delle potenzialità, ma comunque devi cambiare. La mia missione — soprattutto nei primi anni — diventa trasformarti, cambiarti, educarti, far sì che tu diventi come io ti immagino. Questo genera insoddisfazione costante. È normale che ci siano cambiamenti, adattamenti, compromessi. Non è normale che una persona agisca sempre con l’obiettivo di rieducare l’altro, proiettando su di lui aspettative di cambiamento che magari non gli appartengono, che non desidera, o che semplicemente non vuole. Così, anche se si vedono delle potenzialità, si rimane sempre ancorati a ciò che potrebbe essere, anche se la relazione esiste da anni. Si vive con un continuo senso di insoddisfazione. È una battaglia infinita, da Don Chisciotte contro i mulini a vento, che non porta risultati, perché ogni piccolo progresso viene cancellato alla prossima crisi. 5. Gelosia, controllo e fiducia nella relazione Può succedere che, all’interno della coppia, ci siano problemi di gelosia o di fiducia — magari perché questa è stata tradita in passato. Tuttavia, questi problemi devono essere affrontati, non possono essere lasciati lì, non possono diventare dinamiche attorno a cui la coppia si organizza. Non può diventare normale che il funzionamento della coppia ruoti attorno alla gelosia. Serve un certo grado di fiducia, per far sì che l’altro sia libero di esprimersi — e anche per ricevere conferme e soddisfazioni autentiche. Se queste conferme arrivano solo perché c’è un occhio vigile e controllante, saranno risposte fittizie. In una relazione di lungo corso può esserci un problema di fiducia, ma questo va attraversato, non ignorato. L’elemento attorno al quale la coppia si dovrebbe organizzare non è il problema, ma il tentativo di soluzione. Dovremmo chiederci: cosa possiamo fare perché questa fiducia o questo controllo si modifichino, migliorino? Cosa siamo disposti a fare, entrambi, per trovare un nuovo equilibrio, per andare oltre la crisi che stiamo vivendo? Conclusioni: i segnali di crisi nella coppia vanno ascoltati subito Questi sono solo alcuni aspetti. Ovviamente non si tratta di un elenco esaustivo, ma di quelli che, in base alla mia esperienza, sono i principali temi di logoramento nelle relazioni di coppia. Sono temi silenziosi, non esplosivi. Non distruggono nell’immediato, ma si insinuano nella relazione e, piano piano, la logorano, creano crepe. E quando ci accorgiamo del problema, può essere troppo tardi. Ecco perché dico che sono elementi cui prestare attenzione in continuazione, perché, nella mia esperienza, molte volte quando ci si accorge del problema è troppo tardi.