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Come far fallire una psicoterapia

Sovente ricevo telefonate da persone che chiedono un aiuto perché stanno affrontando una fatica nella propria vita: questa può essere un sintomo, un problema esistenziale o la necessità, ad esempio, di prendere una decisione per orientare il proprio futuro.

Quando il rapporto terapeutico parte con il piede giusto

In alcuni casi c’è l’approccio corretto: si innesca con una certa facilità quel sistema fiduciario per cui la persona riconosce nel professionista un consulente che può aiutarla in questo percorso evolutivo.

Resistenza al cambiamento e difficoltà nell’avvio del rapporto fiduciario

In altri casi, nonostante si percepisca genuinamente la voglia di cambiare e il bisogno di mettersi in gioco, emerge anche una resistenza che rende più complicato questo processo fiduciario.

La psicoterapia non richiede fiducia cieca

Attenzione: non vuol dire che ogni persona che si rivolge a un terapeuta debba fidarsi ciecamente. La psicoterapia non è questo. Serve a sviluppare un pensiero critico e, all’interno di una relazione dialogica, affrontare le criticità. È assolutamente legittimo che la persona abbia domande, opinioni o richieste di confronto.

Quando le richieste diventano diktat e bloccano la relazione terapeutica

Le richieste non dovrebbero mai trasformarsi in imposizioni, soprattutto nelle fasi iniziali — al primo colloquio o alla prima telefonata conoscitiva. Da un lato ci sono persone che si affidano con fiducia, dall’altro persone che partono con difese legittime ma troppo rigide, rischiando di ostacolare il rapporto terapeutico stesso.

Chi sceglie il terapeuta ma vuole anche dettare la terapia

Capita che chi chiama chieda informazioni sul curriculum del terapeuta e sulla sua esperienza specifica — cosa legittima — ma poi arrivi anche a stabilire il tipo di terapia, l’approccio e le strategie che dovrebbero essere utilizzate.

Perché un terapeuta non può (e non deve) eseguire pedissequamente le richieste del paziente

Il terapeuta deve comprendere la motivazione dietro richieste così specifiche, rispondendo senza però accettare in modo acritico. Se si limita a fare ciò che il paziente chiede, rischia di diventare inefficace: il paziente ha già provato quelle strategie in autonomia senza successo, motivo per cui cerca aiuto.

Il rischio del “collasso terapeutico”

Se il terapeuta si adegua completamente alle richieste del paziente, all’inizio potrebbe apparire accogliente, ma nel lungo termine si troverà bloccato. La terapia richiede libertà di movimento per essere efficace.

La terapia come “balletto” tra paziente e terapeuta

La relazione terapeutica è una danza: insieme si definiscono criticità, obiettivi e strategie. Se una delle due parti collassa sull’altra, si apre la strada all’insuccesso.

Perché il paziente a volte impone il metodo: paura e delega

Spesso dietro richieste rigide c’è la delega della responsabilità: “Faccio tutto quello che dico io, così se fallisce non è colpa mia”. Ma il più delle volte è la paura — del cambiamento o addirittura del successo del cambiamento.

Chi non vuole davvero cambiare vs chi ne è spaventato

Alcuni non vogliono davvero cambiare e cercano solo una giustificazione per dire di averci provato. Altri vogliono cambiare davvero ma temono le conseguenze: “E se poi la mia vita cambia davvero, sarò in grado di sostenerlo?”.

Come evitare l’autosabotaggio della terapia

Il terapeuta non deve rifiutare automaticamente le richieste del paziente, ma deve trasformarle in oggetto di riflessione condivisa. Il paziente, dal canto suo, deve rimanere possibilista e sospendere temporaneamente il giudizio sul terapeuta, così come il terapeuta sospende il proprio.

Conclusione: fiducia, dialogo e responsabilità condivisa

Solo così ci si dà davvero l’opportunità di fidarsi, di lavorare insieme e di cavalcare il cambiamento.

69%
Il 69% delle persone che fanno terapia con noi hanno già svolto terapia
12%
Il 12% di queste è psicologo/psicoterapeuta e sceglie noi per la sua terapia personale
25%
Il 25% dei pazienti che seguiamo provengono dalle piattaforme. Si tratta di persone con difficoltà che loro non riescono/possono trattare
Inizia un viaggio nella tua mente e nella tua storia
Ecco i prossimi passi
1

Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

3

Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.