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“Devo fare psicoterapia?”: come inizia tutto

Parliamo dell’inizio di ogni terapia: la famosissima fase di consultazione, che spero ormai ti esca dalle orecchie perché ho fatto tantissimi contenuti a riguardo ed è per me una parte fondamentale e fondante della terapia stessa. È anche il motivo per cui sono così legato a questo passaggio e perché insisto continuamente su di esso: la consultazione.

Pensiero critico e terapia: un equilibrio necessario

Ormai, un po’ per il tipo di società in cui viviamo – per cui siamo tutti esperti di qualcosa e tutti critici rispetto all’esperienza dell’altro – avere un’idea critica, un’idea formata su alcune cose, soprattutto quando riguardano aspetti personali, penso sia un’ottima cosa. È chiaro però che non dobbiamo eccedere: bisogna essere sufficientemente umili da riconoscere di non sapere, e quindi porsi nelle mani di un esperto.

Questo non significa che non ci debba essere curiosità o pensiero critico. Qualche tempo fa, penso alle generazioni dei miei genitori o dei miei nonni: in un qualunque paese esistevano tre istituzioni riconosciute, il sindaco, il medico e il prete. Oggi queste istituzioni contano meno, e capita che, ad esempio, alcune persone rompano immediatamente i confini già al telefono, senza il giusto rispetto. Questo non è auspicabile.

Dall’altro lato, però, non esiste quasi più quella riverenza assoluta verso il dottore, “quello che dice il dottore è sacro”. E forse è un bene: avere un pensiero critico, domandare, cercare di capire, è una risorsa. Di fatto il terapeuta lavora proprio sul pensiero critico, quindi incontrarlo già nella persona che chiede aiuto è un punto di forza.

Le domande più comuni all’inizio di una terapia

Molte volte questo pensiero critico si manifesta così:

  • “Dottore, non so se lei possa essere la persona giusta.”
  • “Non so se io abbia davvero bisogno della terapia.”
  • “Non so se voglio fare un percorso infinito, uno di quelli sul lettino…”

Da qui partono tanti stereotipi (io personalmente un lettino non l’ho mai usato), ma la persona porta comunque un pensiero e una domanda che, anche se grezzi, sono già in qualche modo formati. E questo è prezioso.

Tre domande fondamentali nella fase iniziale

Prendiamo, ad esempio, tre domande ricorrenti:

  1. Non so se ho bisogno di terapia.
  2. Non so se lei (o la sua équipe) è la persona giusta.
  3. Non voglio fare un percorso infinito.

Domande che ogni paziente porta quando si siede per le prime volte in una stanza di terapia. E la verità è che nemmeno io ho queste risposte all’inizio.

Ho bisogno di terapia?

Non lo so. Se senti un bisogno e pensi che valga la pena valutare la possibilità della terapia, probabilmente sì, ma va comunque verificato.

Lei è la persona giusta?

Lo capiremo insieme: io valuto se questo problema è un ambito sul quale ho una competenza specifica; tu capisci, in termini relazionali e procedurali, se sono il terapeuta che può aiutarti.

Il percorso sarà infinito?

Non lo so. Sarà lungo quanto necessario. Lo stereotipo della terapia infinita non corrisponde alla realtà: durante la consultazione possiamo chiarire gli obiettivi e stimare tempi e modalità.

Cos’è la fase di consultazione

Ed è proprio qui che entra in gioco la fase di consultazione: quei famosissimi 3-4 incontri che sono già di fatto terapia, ma che hanno un tempo limitato, concordato ed esplicitato. Servono per comprendere:

  • dove stanno i problemi,
  • quali sono le cause che li hanno originati,
  • quali fattori li mantengono,
  • cosa può essere fatto per risolverli.

Al termine, nel momento della restituzione, il terapeuta “unisce i puntini”: prende i diversi elementi che determinano la difficoltà, li riorganizza e li restituisce alla persona sotto forma di una mappa chiara e comprensibile. Una mappa che mostra criticità, vincoli, risorse e soprattutto le vie percorribili per affrontarle.

Risposte attraverso la consultazione

È così che arrivano le risposte:

  1. Ho bisogno di terapia? Lo scopriamo durante la consultazione.
  2. È la persona giusta? Lo capiamo entrambi nel percorso di questi incontri.
  3. Sarà infinito? Lo definiamo con obiettivi e pianificazione.

Il rispetto reciproco come base della relazione terapeutica

In sintesi: bene la critica, bene il pensiero critico, ma giocato sempre con rispetto reciproco. Umiltà dal lato del paziente – sapere di non sapere tutto – e umiltà dal lato del terapeuta – sapere di non avere tutte le risposte, ma di poterle costruire insieme.

Conclusioni

La consultazione è dunque la fase iniziale, indispensabile, che serve a rispondere a queste domande e a strutturare il percorso terapeutico.

69%
Il 69% delle persone che fanno terapia con noi hanno già svolto terapia
12%
Il 12% di queste è psicologo/psicoterapeuta e sceglie noi per la sua terapia personale
25%
Il 25% dei pazienti che seguiamo provengono dalle piattaforme. Si tratta di persone con difficoltà che loro non riescono/possono trattare
Inizia un viaggio nella tua mente e nella tua storia
Ecco i prossimi passi
1

Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

3

Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

  • Colloqui di 60 o 90 minuti, non di 45 minuti
  • 2 terapeuti che seguono ogni terapia
  • Intervisione e supervisione costanti e obbligatorie per ogni terapeuta
  • Specializzazione verticale su ansia, coppia e sessualità..

Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.