Come difendersi da un manipolatore emotivo Home > Riflessioni psicologiche > Come difendersi da un manipolatore emotivo Abbiamo visto in diversi contenuti precedenti in cosa consiste una manipolazione emotiva e abbiamo parlato anche di alcune forme o situazioni particolari, quando abbiamo fatto riferimento alle relazioni tossiche e ai diversi elementi di tossicità che possono esserci all’interno di una relazione. Si tratta, in particolare, di tutta quella parte di emozioni negative che di solito il manipolatore emotivo agisce nel tentativo di controllare il partner. Che cosa si può fare per tutelarsi Che cosa si può fare allora? E, soprattutto, che cosa non si dovrebbe fare se si vuole tutelarsi? Quello che accade, dopo una prima fase idilliaca della relazione con un manipolatore emotivo, è un grande periodo — anche improvviso — di disillusione, tristezza, dubbio, ansia e angoscia. Questi stati d’animo si generano come esito dei tentativi di manipolazione che il manipolatore mette in atto: nel momento in cui i desideri e i bisogni dei due partner non sono allineati, il manipolatore tenderà a far prevalere i propri bisogni su quelli dell’altro. La fase di disorientamento e confusione Il manipolato inizialmente si sentirà tramortito, confuso e disorientato rispetto a ciò che sta accadendo nella relazione. Dentro di sé inizierà a insinuarsi il tarlo che la persona che ha accanto non è quella che credeva. Superato il primo momento di disorientamento e confusione, il manipolato inizia a dirsi: “Caspita, c’è qualcosa che non va”. Qui si trova in una fase di presa di coscienza e di consapevolezza: esiste un grande divario tra l’idea che aveva del partner e l’immagine reale e concreta che questa persona mostra di sé attraverso i suoi comportamenti. Il bivio: elaborare il lutto o contro-manipolare A questo punto, il manipolato si trova di fronte a un bivio. Elaborare il lutto, guardando in faccia la realtà e dicendo: “Ho preso un abbaglio. Ciò che sto vivendo è molto diverso da ciò che desidero. La persona che ho scelto è molto lontana da quella che credevo fosse o che mi ha fatto credere di essere”. Oppure può tentare — ma questa è una via estremamente distruttiva e dolorosa — di rimanere all’interno della manipolazione provando a contro-manipolare: rispondendo solo in parte alle richieste dell’altro, cercando di piegare il manipolatore ai propri bisogni, e così via. Questa seconda strada è distruttiva perché, non avendo scelto di elaborare il lutto e di interrompere la relazione, il manipolato resta nella speranza di riorganizzarla e ristrutturarla. Tuttavia, prima o poi si ritroverà al punto di partenza, nuovamente di fronte allo stesso bivio. La presa di consapevolezza Quando invece prende consapevolezza che l’altro è totalmente orientato ai propri bisogni, senza considerare quelli della coppia o del partner, il manipolato entra nella fase di elaborazione del lutto. Qui sperimenta tristezza, disorientamento e spesso anche paura, perché realizza che l’altro è molto distante dall’immagine che si era costruito. Perché il dialogo con il manipolatore non funziona A questo punto, che cosa può fare? Deve innanzitutto accettare che l’abbaglio è stato enorme e, in parte, costruito. Deve riconoscere che la persona di cui pensava di essere innamorato, di fatto, non esiste. Ha quindi poco senso tentare di ragionare, dialogare o spiegare il proprio punto di vista al manipolatore nella speranza che cambi. Perché? Perché sul piano delle parole il manipolatore emotivo è abilissimo: continuerà a distorcere la realtà, a dire cose che poi negherà, a lavorare incessantemente sulle emozioni dell’altro. Il manipolato, nel cercare dialogo, finirà spesso col sentirsi colpevole, in errore, “sbagliato” o indegno, con la sensazione di essere una brutta persona. Riconoscere l’estraneità del partner In questa fase, il manipolato si trova di fronte a un estraneo, a qualcuno che non riconosce più. L’unica vera via percorribile è comprendere che, anche se in futuro ci fosse una possibilità di riorganizzare la relazione, questa deve essere interrotta. Diversamente, il manipolato non avrà mai la possibilità di vivere una relazione autentica e sana, perché il manipolatore è orientato unicamente al soddisfacimento dei propri bisogni e non prevede alcuno spazio per quelli dell’altro. La strategia del “no contact” Per questo motivo, la strada che solitamente viene consigliata — soprattutto nei casi di narcisismo, che rappresenta una forma di manipolazione — è quella del no contact, cioè l’interruzione netta della relazione. Questa scelta tutela la propria salute e il proprio benessere e manda un segnale chiaro al manipolatore: non si è più disposti a sottostare alle sue continue richieste e vessazioni. Solo così il manipolato riesce a mettersi in sicurezza. È l’unica vera via d’uscita. Naturalmente, una volta presa questa decisione, bisogna essere capaci di mantenerla. Il manipolatore, infatti, non cederà subito: tornerà dicendo di essere cambiato, di aver capito i propri errori, chiederà una seconda possibilità. Oppure alternerà momenti di seduzione e tentativi di recupero della relazione a momenti di rabbia, risentimento e aggressività. Ma questi comportamenti non fanno che confermare la bontà della decisione di interrompere il rapporto. L’unica via di salvezza Solo tramite l’interruzione della relazione può nascere un vero cambiamento. Il primo è quello fondamentale: mettere in sicurezza se stessi. Il secondo, eventuale, è quello di far comprendere al manipolatore la propria posizione, anche se questo raramente porta a un effettivo cambiamento da parte sua. Il manipolatore, infatti, è profondamente autocentrato e non disposto a intraprendere una relazione di coppia autentica.