La teoria del trauma: attenzione Home > Riflessioni psicologiche > La teoria del trauma attenzione 2 La teoria del trauma è spesso oggetto di fraintendimenti, sia da parte dei terapeuti che delle persone che vivono una difficoltà e decidono di rivolgersi a un professionista. Questo accade perché lo stereotipo diffuso nella psicologia e nella psicoterapia prevede che tutto debba essere ricondotto al rapporto con la madre o a un trauma vissuto nell’infanzia o nella giovane età. Si tende quindi a pensare che ogni disagio attuale derivi da esperienze passate dolorose o traumatiche. Cosa si intende per trauma psicologico I traumi esistono realmente e rappresentano esperienze di vita che scuotono profondamente la persona. L’elenco di ciò che può essere definito traumatico è molto ampio: va da eventi oggettivamente gravi, come un furto o una rapina, a situazioni più soggettive, che assumono significato solo all’interno della storia personale di ciascuno. Infatti, ciò che è un trauma per una persona può non esserlo affatto per un’altra. È altrettanto vero che non tutti i traumi determinano necessariamente una patologia. Il trauma rappresenta un fattore di rischio, non una condanna. Subire una rapina, ad esempio, è potenzialmente traumatico, ma non è detto che da quell’esperienza nasca un sintomo o un disturbo psicologico. Il rischio di generalizzare la teoria del trauma Questa visione, pur semplice e comprensibile, non può essere applicata a tutte le difficoltà psicologiche o esistenziali. Legare in modo eccessivo ogni problema al concetto di trauma rischia di creare confusione e portare a errori di interpretazione. Molte persone arrivano in terapia dicendo: “Ho questo sintomo, ma non ho mai vissuto esperienze traumatiche”, oppure: “Non riesco a capire quale trauma possa aver causato la mia difficoltà”. Questo accade perché non sempre è presente un trauma manifesto. Al contrario, a volte accade l’opposto: chi ha vissuto un trauma tende a considerarlo la causa di ogni disagio successivo. Una persona con attacchi di panico, ad esempio, può pensare: “Soffro di questo perché ho avuto un trauma da piccolo”. Ma siamo sicuri che il nesso sia reale? Non è possibile che quel trauma stia diventando un catalizzatore a cui si attribuiscono, in modo generalizzato, tutte le difficoltà attuali? Quando la teoria del trauma è davvero utile La teoria del trauma ha senso e validità quando vengono rispettate condizioni e caratteristiche precise, definite anche da criteri diagnostici specifici. È relativamente semplice comprendere il nesso di causalità tra trauma e sintomo, ma è molto rischioso applicare questo schema a ogni situazione psicologica. Se la persona arriva in terapia cercando un trauma che non esiste, rischia di sentirsi ancora più smarrita. D’altra parte, se ha vissuto un trauma reale, sia il terapeuta che il paziente possono cadere nell’errore di attribuire automaticamente a quell’evento la causa di ogni problema successivo, semplificando eccessivamente la complessità della mente umana. Il ruolo dei significati e dei sistemi valoriali personali Ciò che permette di comprendere davvero l’origine di un sintomo o di una difficoltà non è tanto il trauma in sé, quanto il sistema di significati e valori che la persona attribuisce alla propria esperienza. Il sistema valoriale personale rappresenta l’insieme dei significati che diamo a noi stessi, agli eventi vissuti e alle persone che fanno parte della nostra vita. È questo sistema che determina come interpretiamo il mondo e reagiamo a ciò che ci accade. Attraverso i valori interiorizzati nella famiglia d’origine e successivamente costruiti nelle relazioni, la persona elabora la propria visione del mondo. È in questo contesto che un trauma, qualora esista, assume senso e significato, oppure lascia spazio ad altri tipi di difficoltà che non derivano da eventi traumatici, ma da tensioni interne ai propri valori, convinzioni e aspettative. Come si sviluppano sintomi e problemi esistenziali Quando il sistema di significati di una persona entra in crisi — ad esempio a causa di cambiamenti, sfide o conflitti valoriali — possono emergere due tipi di reazioni principali: sintomi psicologici o problemi esistenziali. Entrambi rappresentano, in modo inconsapevole, un tentativo della mente di risolvere un problema più profondo. Il sintomo o il disagio non sono quindi un errore della psiche, ma una forma di comunicazione che segnala una tensione interna. Nessuno sceglie volontariamente di vivere un sintomo, ma attraverso di esso la mente cerca di ristabilire un equilibrio perduto o di affrontare un conflitto che non riesce a gestire consapevolmente. Conclusioni: validità e limiti della teoria del trauma La teoria del trauma è indubbiamente valida, ma solo se applicata in modo mirato e specifico. È una teoria tanto semplice quanto rischiosa se generalizzata. Due sono i principali pericoli: Chi non trova un trauma evidente può sentirsi confuso o inadeguato. Chi invece ha vissuto un trauma può cadere nell’errore di attribuirgli la causa di ogni problema, semplificando la propria complessità psicologica. Ciò che realmente orienta la vita di una persona — le scelte, le relazioni, le emozioni e le reazioni — è l’insieme dei propri sistemi valoriali, ossia la capacità di dare significato alle esperienze. La teoria del trauma, quindi, è utile per comprendere una parte della sofferenza psichica, ma non può e non deve essere considerata una spiegazione universale.