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Matrimonio e monotonia

“Dottore ma matrimonio è davvero sinonimo di monotonia?”. Mi sono arrivate tante domande ultimamente sul tema matrimonio. Abbiamo parlato di amore, di innamoramento, di matrimonio come tomba dell’amore, abbiamo fatto già diverse riflessioni a riguardo.

Rispetto a quello della monotonia ci sono una serie di concetti che forse è bene andare un po’ ad esplodere, nel senso che, quando mi sento dire che il matrimonio è sinonimo monotonia, mi viene anche da pensare che ci siano delle convinzioni sbagliate rispetto al matrimonio stesso, perché quando si paragona il matrimonio alla monotonia è perché il matrimonio rappresenta un punto di arrivo all’interno della relazione. È esattamente il contrario: il matrimonio dovrebbe essere non necessariamente un punto di partenza, perché prima magari c’è stata una convivenza, prima magari c’è stato una relazione o un fidanzamento anche lungo, ma dovrebbe essere una specie di check point, dovrebbe essere un consolidamento delle basi da cui ripartire, cioè continuare a viaggiare. Invece molte persone vedono il culmine della relazione nel matrimonio e poi si inizia un progressivo declino. Questo è legato a una serie di convinzioni, che non vanno più a coltivare la coppia: non vengono definiti degli obiettivi comuni, cioè quali sono i prossimi passi.

Nel matrimonio, una volta che si raggiunge questo culmine è come se questi obiettivi comuni venissero abbandonati o ancora peggio non fossero definiti affatto, siamo sposati e abbiamo il certificato agli occhi del mondo, siamo marito e moglie, ora vediamo dove va questa barchetta, cioè vediamo dove ci porta la corrente e accade che molte coppie poi vadano alla deriva, finito l’entusiasmo iniziale dove sono lì a definire che cosa fare e cosa non fare, poi ad un certo punto si innesca quella maledetta routine che viene vista come causa della fine del matrimonio ma in realtà è la conseguenza di un qualcosa che non è stato definito prima, ovvero gli obiettivi comuni.

L’altro tema è la trappola del tempo, nel senso che molti, una volta che poi si sposano iniziano con il “abbiamo tempo, c’è tempo, non c’è bisogno di definire tutto subito, possiamo aspettare, possiamo prendercela con calma, ormai abbiamo raggiunto già delle mete importanti all’interno della relazione, vediamo come va”. Peccato che questo tempo, che in qualche modo viene richiesto per affermare la propria libertà, proprio per non sentirsi pressati dalle incombenze del matrimonio, che molte volte rappresenta per alcuni una gabbia mentale, diventa controproducente, nel senso che il non definire l’obiettivo della coppia, proprio perché questo rappresenta in qualche modo una forma di autonomia e di libertà, di affermazione di sé, di non impegno e quindi di ossigeno, è in antitesi stessa col concetto di matrimonio e quindi io mi sposo, concretizzo un qualcosa, rappresento un qualcosa, lo ottengo anche agli occhi della società e del mondo però poi nel momento in cui devo andare a progettare dico aspettiamo, non definisco gli obiettivi comuni. Peccato che poi questo bisogno di affermare la propria autonomia fa sì che il matrimonio venga messo in pausa e quindi vada a perdere il significato stesso.

Quando ci si sposa è come se prendessimo la mappa della vita, la stracciassimo e iniziassimo a vivere alla giornata, cioè iniziassimo a concentrarci esclusivamente sul territorio ed è chiaro che, quando uno guarda solo il territorio, cioè è concentrato sul sentiero che ha davanti, quando questo sentiero non è tutto rose e fiori non siamo in primavera e non ci sono gli uccellini che cantano e il profumo dell’erba fresca, ma magari stiamo attraversando la tempesta, c’è la neve, fa freddo, si scivola, si hanno i piedi ghiacciati allora non sono più disposti a percorrerlo, iniziano a dire “ma cos’è questa cosa, non mi piace, ma perché diavolo mi sono sposato, eravamo più felici durante la convivenza” e danno la colpa al matrimonio, quando in realtà la colpa è la loro, hanno preso la mappa e l’hanno stracciata, l’hanno buttata via e si sono concentrati solamente sul territorio.

Il matrimonio non è monotonia ma la monotonia può essere la tomba del matrimonio, questo perché la monotonia deve essere vista come causa di un problema matrimoniale e non come conseguenza del matrimonio stesso, e l’incastro sta proprio lì, nel fatto che le persone non si fermano, non aprono la mappa della loro vita cercando di tracciare nuove rotte, nuove strade, nuove vie ma semplicemente la accartocciano e scelgono, pensando di essere arrivati non so bene dove, di vivere una vita day by day, cioè di vivere alla giornata e si concentrano esclusivamente sul sentiero, sul territorio che stanno percorrendo.

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Richiedi un appuntamento

La differenza in un percorso la fanno le persone, quindi ti chiameremo al telefono per ascoltare la tua storia e per conoscerti.

Poi sceglieremo in équipe il terapeuta giusto da presentarti in base alla sua esperienza con il tuo problema specifico, e alla tua personalità.

2

Conosci il tuo terapeuta

Tutte le sedute vengono registrate e discusse in équipe da almeno due colleghi, ma tu parlerai sempre con una sola persona.

Quando avremo scelto quella giusta per te ti chiamerà per presentarsi e fissare il primo appuntamento, che ha un costo di 85€.

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Prime risposte in 4 incontri

Entro i primi 4 incontri avremo chiarito

  • Qual è davvero problema
  • Dove ha avuto origine
  • Quali sono le cause scatenanti
  • Quali sono le cause che lo mantengono
  • Qual è il ventaglio di soluzioni che puoi mettere in atto per risolverlo

Domande frequenti

I colloqui individuali costano 85€ e durano 60 minuti.

I colloqui di coppia o familiari costano 125€ e durano 90 minuti.

Si, il lavoro svolto è esattamente lo stesso.

Se pensi che la terapia online debba costare meno è a causa di una narrativa distorta. Il costo è determinato dalla preparazione e dalla qualità del lavoro, non dal luogo in cui viene svolto.

Si, è sufficiente informaci di esserne in possesso.

Le ragioni sono diverse, ma in sintesi:

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Insomma, facciamo poche cose ma le facciamo molto bene.

È un colloquio fondamentale e va preso con impegno, lato terapeuta e lato paziente.

I nostri professionisti non lavorano gratis.

Se non paghi il primo colloquio tu non presterai la massima attenzione (tanto è gratis) e il terapeuta farà lo stesso. Forse non ti piace sentire questo, ma la mente umana funziona così.

Perché crediamo e fondiamo il nostro lavoro sul rapporto umano.

Perché solo una persona formata a raccogliere le informazioni riesce a cogliere le sfumature delle risposte.

Perché non deleghiamo una parte importante del nostro lavoro ad un algoritmo solo perché è più comodo (forse anche a te). La terapia è cambiamento e non c’è cambiamento senza impegno.

Psicologia e tuttologia sono cose diverse.

Per essere efficaci è fondamentale essere verticali sulle tematiche che trattiamo.

Siamo specializzati in ansia, relazioni e sessualità.

Perché così abbiamo la possibilità di riascoltare la seduta e preparare al meglio quella successiva.

Per il paziente il cambiamento avviene tra una seduta e l’altra, per il terapeuta questo è lo spazio per favorire questo cambiamento, pensando e confrontandosi con i colleghi.

Perché non trattiamo in modo generalista tutte le difficoltà.

Perché ci mettiamo impegno e ci aspettiamo altrettanto da parte tua.

Perché crediamo che la qualità di una terapia e di un terapeuta vadano valutate in base alla sua capacità trasformativa e non in base al numero di stelline.

Cambiare è quasi sempre faticoso.

Perché a volte diciamo cose scomode, ma sempre con l'intento di far del bene.